LA CACCIA ALL’ANTI-MARQUEZ.

Non è mai stato (solo) sport. È narrativa. È spettacolo. È bisogno di una storia da raccontare, che tenga lo spettatore incollato tra un sorpasso e una pubblicità.

Quando Marc Márquez ha cominciato a dominare, c’era un problema: non era italiano… e dominava troppo. Troppo veloce, troppo costante, troppo forte per essere ignorato.Ma troppo scomodo per essere amato, troppo scomodo per essere “venduto” al pubblico.

Serviva un eroe. Un volto buono da opporgli. Un gladiatore da esaltare nel Colosseo del motomondiale.

Prima Valentino Rossi, almeno dopo che è tornato competitivo. Il mito, l’icona, il sole giallo contro il marziano. Una rivalità esplosiva, personale, mediatica. Un dono per qualsiasi emittente: polemiche, tifoserie, ascolti alle stelle. Márquez diventava il cattivo perfetto, e Rossi l’eroe tragico di un ultimo atto da leggenda.

Poi, quando Rossi ha iniziato a perdere smalto, è toccato a Dovizioso. Il pilota operaio, il “ragioniere della velocità”. Non aveva il carisma di Valentino, ma batteva Marc in pista. A suon di staccate e intelligenza.E allora via con i servizi, i focus, le telecamere in casa. “Dovi contro Marc”: l’archetipo del Davide contro Golia.

Dopo Dovi, è arrivato Bagnaia. Il campione “made in Academy”, il volto nuovo, calmo, aziendale, pulito. Il pilota da costruire. Márquez intanto era fermo, infortunato, fuori scena. Ma la narrativa non si ferma: “Pecco è il nuovo punto di riferimento. È lui il numero uno.

È lui l’uomo da battere”.Anche se, realisticamente, nessuno in pista aveva ancora preso il posto del vero nemico: Marc.Perché Marc era assente, a causa del grave infortunio patito.

Ed ecco che la narrativa cambia!”Che bello, vanno tutti forte uguale, quanto è alto il livello di questa MotoGP” Per tre anni di fila il Mondiale si chiude all’ultima gara, a Valencia…

Ed Oggi? Ed Oggi che il cattivo è tornato, che ha chiuso il Mondiale già a metà stagione perché ha in mano la moto più dominante della storia come la mettiamo!?

Mentre la terra della narrazione si sgretola sotto ai piedi, causa la debacle di Francesco Bagnaia che a parità di moto viene surclassato è giunto il momento di Marco Bezzecchi. Simpatico, spontaneo, con l’accento romagnolo e il sorriso facile. SKY lo spinge, lo mette al centro. Perché serve sempre qualcuno da lanciare, da vendere al pubblico come la nuova speranza.

Durerà poco anche lui, giusto il tempo che Jorge Martin, Fabio Quartararo e Pedro Acosta trovino l’attrezzatura adatta al combattimento, vista la “mancanza” di Italiani.Uno dei tre, dal 2027 sarà il prescelto.

Perché la verità è semplice:Márquez è sempre stato il pretesto perfetto.Márquez è grasso che cola.Non il problema. Ma l’alibi narrativo per creare pathos, rivalità, conflitti, share.Un catalizzatore di interesse, attorno a cui costruire l’identità dei nostri.

Il palinsesto non racconta solo la MotoGP. Racconta una guerra tra eroi e cattivi.E per farlo, serve un eroe nazionale o un eroe “amico”, ogni volta che il nemico torna in scena.

Non c’è nulla di nuovo. Solo una vecchia storia con lo stesso cattivo in pista.

Francky Longo

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Una replica a “LA CACCIA ALL’ANTI-MARQUEZ.”

  1. Avatar Max
    Max

    Bellissimo complimenti 👏🏻👏🏻👏🏻

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