PORFUERA

All'esterno della curva. – Il podcast di Francky

"Aspetto che il panico cresca, quando la paura si tramuta in visioni celestiali, inizio a staccare"
Kevin Schwantz
  • SBK SENZA RE. TOPRAK COME TROY

    Il passaggio di Toprak Razgatlıoğlu alla MotoGP nel 2026 con il team Pramac Yamaha rappresenta una svolta significativa per il Campionato Mondiale Superbike (WSBK), e il livello di competitività della categoria subirà inevitabilmente un impatto dalla sua partenza.

    Il World SBK perse già nel 2003 il suo Pilota di punta, ma era una SBK diversa. Certo quel 2003 potremo riaverlo nel 2026 vista la nuova V4, chi saranno i futuri Hodgson e Xaus!?

    Il Pilota più rappresentativo della SBK, anche più di Bayliss se vogliamo, ha vinto con tre marche diverse (Kawasaki, Yamaha e BMW). Ha vinto il Mondiale sia con Yamaha che con BMW ed è stato l’unico vero ostacolo al dominio Ducati.

    Il Pilota che ha battuto la Moto.

    La sua uscita lascia un vuoto enorme, sia a livello sportivo che carismatico lasciando anche un vuoto dietro di sé in BMW che, per il sottoscritto, non vincerà neanche un GP nel 2026.

    Il WSBK negli ultimi anni ha visto un forte dominio di Ducati, con piloti come Álvaro Bautista e Nicolò Bulega che hanno conteso il titolo a Toprak. Nel 2024, Bulega è emerso come un avversario formidabile, arrivando a sfidare Toprak fino all’ultima gara. Senza Razgatlıoğlu, è probabile che Ducati continui a dominare, grazie alla competitività della Panigale V4, alla nuova moto che esordirà nel 2026.

    Probabilmente un eventuale sconfitta nel 2025 sarà un macigno su Niccolò Bulega, che potrà anche vincere i prossimi Mondiali SBK ma verrà etichettato sempre come “quello che ha vinto senza Toprak in pista”.

    La BMW, che con Toprak ha conquistato il suo primo titolo mondiale nel 2024, si trova in una posizione delicata. Senza il turco, il team rischia di perdere competitività, poiché né Michael van der Mark né altri piloti disponibili sembrano in grado di replicare il suo impatto. Nomi come Petrucci, Iannone o Bautista sono stati accostati a BMW, ma nessuno di loro garantisce lo stesso livello di dominio. Nessuno di loro è un Fenomeno “alla Toprak”.

    Questo potrebbe ridurre la capacità di BMW di contrastare Ducati, rendendo il campionato potenzialmente meno equilibrato.

    Yamaha, Kawasaki, Honda e la nuova Bimota sono in cerca di rilancio, ma nessuna sembra al momento in grado di colmare il vuoto lasciato da Toprak.

    Il WSBK nel 2026 rischia di essere meno competitivo senza Toprak Razgatlıoğlu, che rappresentava una variabile imprevedibile capace di sfidare il dominio Ducati anche con una moto meno competitiva. La sua partenza, unita alla difficoltà di BMW nel trovare un sostituto all’altezza e al potenziale consolidamento del vantaggio tecnico di Ducati, potrebbe portare a una stagione dominata da un solo marchio.

    Per preservare la competitività, sarebbe cruciale un intervento sui regolamenti per bilanciare le prestazioni tra i costruttori, evitando che il WSBK diventi, come temuto da Toprak, una “Ducati Cup”.

    In sintesi, il WSBK senza Toprak sarà probabilmente ancora spettacolare, ma con un livello di competitività ridotto a meno che nuovi talenti o aggiustamenti regolamentari non riescano a colmare il vuoto lasciato dal “Re”.

    Ci sarà sempre un ante e post Toprak nella storia del Mondiale Superbike.

    ©️ Francky Longo

  • LA CACCIA ALL’ANTI-MARQUEZ.

    Non è mai stato (solo) sport. È narrativa. È spettacolo. È bisogno di una storia da raccontare, che tenga lo spettatore incollato tra un sorpasso e una pubblicità.

    Quando Marc Márquez ha cominciato a dominare, c’era un problema: non era italiano… e dominava troppo. Troppo veloce, troppo costante, troppo forte per essere ignorato.Ma troppo scomodo per essere amato, troppo scomodo per essere “venduto” al pubblico.

    Serviva un eroe. Un volto buono da opporgli. Un gladiatore da esaltare nel Colosseo del motomondiale.

    Prima Valentino Rossi, almeno dopo che è tornato competitivo. Il mito, l’icona, il sole giallo contro il marziano. Una rivalità esplosiva, personale, mediatica. Un dono per qualsiasi emittente: polemiche, tifoserie, ascolti alle stelle. Márquez diventava il cattivo perfetto, e Rossi l’eroe tragico di un ultimo atto da leggenda.

    Poi, quando Rossi ha iniziato a perdere smalto, è toccato a Dovizioso. Il pilota operaio, il “ragioniere della velocità”. Non aveva il carisma di Valentino, ma batteva Marc in pista. A suon di staccate e intelligenza.E allora via con i servizi, i focus, le telecamere in casa. “Dovi contro Marc”: l’archetipo del Davide contro Golia.

    Dopo Dovi, è arrivato Bagnaia. Il campione “made in Academy”, il volto nuovo, calmo, aziendale, pulito. Il pilota da costruire. Márquez intanto era fermo, infortunato, fuori scena. Ma la narrativa non si ferma: “Pecco è il nuovo punto di riferimento. È lui il numero uno.

    È lui l’uomo da battere”.Anche se, realisticamente, nessuno in pista aveva ancora preso il posto del vero nemico: Marc.Perché Marc era assente, a causa del grave infortunio patito.

    Ed ecco che la narrativa cambia!”Che bello, vanno tutti forte uguale, quanto è alto il livello di questa MotoGP” Per tre anni di fila il Mondiale si chiude all’ultima gara, a Valencia…

    Ed Oggi? Ed Oggi che il cattivo è tornato, che ha chiuso il Mondiale già a metà stagione perché ha in mano la moto più dominante della storia come la mettiamo!?

    Mentre la terra della narrazione si sgretola sotto ai piedi, causa la debacle di Francesco Bagnaia che a parità di moto viene surclassato è giunto il momento di Marco Bezzecchi. Simpatico, spontaneo, con l’accento romagnolo e il sorriso facile. SKY lo spinge, lo mette al centro. Perché serve sempre qualcuno da lanciare, da vendere al pubblico come la nuova speranza.

    Durerà poco anche lui, giusto il tempo che Jorge Martin, Fabio Quartararo e Pedro Acosta trovino l’attrezzatura adatta al combattimento, vista la “mancanza” di Italiani.Uno dei tre, dal 2027 sarà il prescelto.

    Perché la verità è semplice:Márquez è sempre stato il pretesto perfetto.Márquez è grasso che cola.Non il problema. Ma l’alibi narrativo per creare pathos, rivalità, conflitti, share.Un catalizzatore di interesse, attorno a cui costruire l’identità dei nostri.

    Il palinsesto non racconta solo la MotoGP. Racconta una guerra tra eroi e cattivi.E per farlo, serve un eroe nazionale o un eroe “amico”, ogni volta che il nemico torna in scena.

    Non c’è nulla di nuovo. Solo una vecchia storia con lo stesso cattivo in pista.

    Francky Longo