A LEZIONE DA CASEY.

Le parole di Casey Stoner non parlano solo di carattere, parlano di sopravvivenza mentale nel motorsport.

Stoner dice una cosa semplice e spietata: quando un pilota non vince, ha due strade. O trova una scusa, o accetta di non essere abbastanza forte. La scusa non è necessariamente una bugia, è un meccanismo di difesa, serve a continuare a crederci, a trovare la motivazione per tornare in pista il giorno dopo. Ma Stoner quella strada non l’ha mai voluta percorrere. Lui sceglieva l’altra, quella più dolorosa, quella che ti mette davanti allo specchio e ti dice che se non vinci devi cambiare tu. Non la moto, non il team, non il contesto: tu.


Se rapportiamo questa visione al presente, il 2025 di Francesco Bagnaia assume un significato molto più profondo di una semplice stagione complicata. Il racconto dominante è stato chiaro fin dall’inizio: la GP25 è una moto più difficile, meno intuitiva, meno naturale rispetto alla GP24. Tutto vero. Ma il punto non è stabilire se la moto fosse davvero più ostica. Il punto è chiedersi cosa fa un pilota quando la moto non lo accompagna più come prima. Bagnaia, nel 2025, ha cercato una Ducati che tornasse a funzionare secondo i suoi riferimenti. Stoner, in quella stessa situazione, avrebbe cercato un nuovo modo di essere veloce con quella Ducati, anche a costo di snaturare il proprio stile.


Qui non si parla di talento, perché Bagnaia ne ha da vendere. Si parla di approccio mentale al limite. Esiste una linea sottile che separa due tipi di campioni: quelli che vincono quando il contesto li aiuta e quelli che vincono anche quando il contesto li tradisce. Nel 2025 Bagnaia è rimasto dalla prima parte di quella linea. Ogni difficoltà della GP25 è diventata un peso psicologico prima ancora che tecnico. Non una scusa dichiarata, non una polemica esplicita, ma una dipendenza implicita dall’idea che la moto dovesse tornare “giusta” per poter esprimere il massimo potenziale. Ed è qui che le parole di Stoner diventano una lama. Lui stesso lo dice chiaramente: non aveva bisogno di quella sicurezza, perché se necessario si adattava in prima persona.
In Ducati questa differenza emerge più che altrove. Ducati storicamente non costruisce moto indulgenti, costruisce moto estreme, che chiedono qualcosa in cambio. Stoner l’aveva capito prima di tutti: non cercava di eliminare i problemi, cercava di conviverci più veloce degli altri. Bagnaia, invece, nel 2025 ha combattuto la moto più di quanto l’abbia domata. E quando un pilota combatte il mezzo, perde progressivamente lucidità, fiducia e aggressività. Non è un caso che alcuni dei suoi errori più pesanti siano arrivati proprio quando la moto “andava”. È esattamente lo scenario descritto da Stoner: quando sbagli e la moto funziona, non hai più alibi, e mentalmente quello pesa il doppio.


La verità scomoda è che l’onestà totale di Stoner, quella che Livio Suppo ha sempre indicato come il suo tratto più raro, non è replicabile da tutti. Non tutti possono permettersi di essere così brutalmente onesti con se stessi, perché non tutti reggono il peso di sapere che, a volte, il limite sei tu. Bagnaia nel 2025 non è stato scarso, è stato umano. E l’essere umano, sotto pressione, tende a cercare stabilità fuori da sé. Stoner no, e per questo è stato unico. Ed è anche per questo che ha pagato un prezzo altissimo.
Il 2025 di Bagnaia non va letto come un fallimento tecnico, ma come uno snodo identitario. O impari a cambiare tu quando la moto non cambia, oppure resti un campione straordinario, ma non diventi mai un fuoriclasse assoluto. Perché la scusa ti permette di continuare, ma solo l’adattamento ti permette davvero di vincere.

Il 2026 sarà un anno cruciale per il futuro di Bagnaia...

©️Francky Longo

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