PORFUERA

All'esterno della curva. – Il podcast di Francky

"Aspetto che il panico cresca, quando la paura si tramuta in visioni celestiali, inizio a staccare"
Kevin Schwantz
  • IL RE MAGIARO: DOMINIO IN UNGHERIA.

    10 Lode, 10 GP vinti, 10 punti.
    Tanto basta a separare Marc Márquez dal titolo mondiale, che potrebbe arrivare proprio in Giappone.
    Ad inizio stagione avevo immaginato questo scenario: la vittoria di Marc a Motegi, come chiusura di un cerchio, come realizzazione di un desiderio. Un desiderio di campione, di cui vi avevo parlato già qualche articolo fa.


    Lo scorso anno, al GP del Giappone, Marc si presentò con il Daruma disegnato sul casco. Un solo occhio colorato, segno di una promessa ancora da mantenere. In questo 2025, invece, immagino quel Daruma con entrambi gli occhi dipinti. Perché il desiderio sarà stato esaudito. Esaudito grazie alla forza straordinaria di un campione che ha dimostrato di saper rinascere dalle proprie ceneri, dagli infortuni e persino dai propri errori. Ne ho parlato anche qui sul blog, in uno degli articoli precedenti.

    Gli errori che forgiano un campione

    Errori che hanno segnato la carriera di Marc Márquez. Perché sì, Marc ha sbagliato spesso. Ma chi non sbaglia? Chi non commette errori?
    Io persone perfette non ne conosco, e tantomeno conosco piloti perfetti. Nel corso della mia lunga passione per il motorsport a due ruote ho visto tantissimi sbagli, ma la parte più affascinante è sempre stata la rinascita che ne segue.

    Marc ha saputo rimettersi in gioco, anche rifiutando contratti milionari pur di salire su una moto che gli permettesse di dare il 100% in pista. È questa la forza che distingue un vero campione.


    Ungheria: tutti alla pari

    Il Gran Premio d’Ungheria, disputato al Palaton Park, si presentava come una sfida nuova per tutti.
    Si era parlato molto dei test con moto stradali, nei quali Bagnaia era risultato appena più veloce di Marc per pochi millesimi. Ma erano tempi non ufficiali, poco più che curiosità.

    Al via del weekend, la situazione era chiara: nessuno aveva riferimenti, nessuno conosceva i punti di frenata, le rapportature o i parametri elettronici da utilizzare. Tutti partivano da zero. E ancora una volta, Marc Márquez ha dimostrato di essere il pilota più forte del mondiale.


    Dominio totale

    Il GP d’Ungheria è stato un monologo: pole position, giro veloce, record del circuito, vittoria nella sprint e vittoria in gara. Nessun rivale è stato in grado di impensierirlo.

    Il tracciato, stretto e tecnico, con un layout completamente diverso dagli altri del calendario, ha messo in risalto sia le caratteristiche delle moto sia quelle dei piloti. Essendo uno “stop and go”, ha esaltato l’abilità di Marc, ma anche i punti di forza della Honda. Luca Marini, infatti, ha chiuso un weekend brillante con due top 5.

    Il risultato finale racconta bene l’equilibrio tra i costruttori: nella top 5 troviamo Ducati con Márquez, KTM con Acosta, Aprilia con Bezzecchi e Martin, e Honda con Marini. La prima Ducati, dopo quella di Marc, è stata quella di Franco Morbidelli.

    Ducati e il valore dei dati

    È stato un weekend in cui Ducati ha sottoperformato, e questo ci riporta a un concetto fondamentale: in MotoGP i dati fanno la differenza. Lo avevo già sottolineato parlando del circuito di Brno: l’influenza delle informazioni raccolte sul consumo gomme è cruciale.

    In Ungheria la Ducati ha faticato, ma non per colpa della moto, come qualcuno dirà. La causa è stata la mancanza di dati. Perché Ducati ha costruito la propria superiorità proprio sulla raccolta e l’elaborazione delle informazioni, che sono diventate il suo vero cavallo di battaglia.

    👉Con questo weekend, Marc Márquez non ha soltanto dominato un nuovo circuito, ma ha ricordato al mondo perché i campioni si misurano nella capacità di adattarsi, sbagliare, rialzarsi e vincere di nuovo.

    "Qui con le Panigale sono andato forte, c'è chi è addirittura caduto due volte. Poi in gara le prende anche da Pol Espargaro, che la domenica intervista i Piloti sul pulmino scoperto lungo la pista"
    
    
    
    
    

    ©️ Francky Longo

  • 𝐈𝐋 𝐃𝐈𝐒𝐀𝐒𝐓𝐑𝐎 𝐆𝐈𝐀𝐋𝐋𝐎🟡

    Uno dei pilastri fondamentali della narrazione nostrana del Motorsport è quello di non parlare di ciò che ci piace ma i cui risultati sono scadenti.
    Meglio non parlarne facendo finta di niente ed aspettare un buon risultato.

    La realtà per il Team Pertamina VR46 Enduro è davvero drammatica, ed è solo questione di tempo prima che finiscano fuori dalla TOP5 della classifica Mondiale.
    Anzi per la verità sono già al limite perché Bezzecchi li ha messi dietro e Pedro Acosta è arrivato a parità punti.

    Ma il dato che balza all’occhio è quello di Fermin Aldeguer, che ricordiamolo è un rookie. Ad oggi è a soli 23 punti dalla coppia VR46 con ancora 9 GP da disputare. A breve il sorpasso…


    Fabio Di Giannantonio è al quarto anno in MotoGP, al quarto anno di una Ducati ed onestamente non si capisce quale santo lo tenga legato ad una Ducati. È simpatico certamente, ma poco veloce. Tanto fumo e niente arrosto a mio avviso, eppure ha avuto la fortuna di esser “acquisito” direttamente da Ducati Corse. Non mi stupirebbe vederlo parcheggiato nel Test Team o addirittura in SBK.

    Capitolo Morbidelli. Qui si apre un universo parallelo diversamente comprensibile. 8° anno in MotoGP, il secondo su una Ducati. Aldilà del 2020 (anno particolare) non ci sono risultati di rilievo.
    Se il 2024 la scusante era stata “è il primo anno con la moto nuova ed ho saltato i test per infortunio” mi chiedo quale sia quella di quest’anno visto che guida la GP24 per il secondo anno di fila con l’aggravante che Alex Marquez gli rifila 132 punti in 13 gare a parità di moto.


    Giungo alla conclusione che parlarne in questi termini sarebbe controproducente per l’emittente che trasmette il Motomondiale è che ha costruito un intero palinsesto che ruota attorno al Mondo giallo, mi chiedo però fino a che punto si possa arrivare con i livelli di una narrazione farlocca e stucchevole.

    In tutto questo il Team Gresini, il team “Clienti” per antonomasia nel Motomondiale dacché ricordi anche quest’anno rifila una sonora paga a quelli con la Moto Factory, oltre 100 punti di distacco considerando che hanno nel Team un rookie. Tra l’altro il Team VR46 era stato scelto per sostituire il Team Pramac, che aveva vinto sia il Mondiale Team nel 2023 che il Mondiale Piloti nel 2024.

    Credo che nel 2026 la struttura di Gresini avrà la possibilità di gestire una Moto Factory.
    I risultati in pista del team VR46 sono davvero lampanti e la struttura molto ben sponsorizzata dal colosso indonesiano Pertamina non sta “pagando” in termini di risultati tanto quanto hanno “pagato” gli Indonesiani.

    ©️ 𝐹𝑟𝑎𝑛𝑐𝑘𝑦 𝐿𝑜𝑛𝑔𝑜

  • IL RE È NUDO.

    La stagione 2025 della MotoGP si sta rivelando una delle più complicate per Francesco Bagnaia. Dopo due titoli mondiali e un 2024 in cui, nonostante qualche errore, era riuscito a confermarsi al vertice pur prendendo la paga da Jorge Martin con una struttura clienti alle spalle, il pilota torinese sembra oggi un’ombra di se stesso. I problemi non sono solo tecnici, ma anche psicologici e di gestione della pressione. Il compagno di Team ha fatto con lui ciò che nessuno si aspettava: annichilirlo. In tutto ciò mi chiedo se la scelta di prendere Bastianini nel 2023 e non Jorge Martin fosse stata fatta appositamente per tutelare Bagnaia.


    La Ducati GP25, evoluzione della moto più dominante degli ultimi anni, che Bagnaia sviluppa da 6 anni, è diventata un rebus per Bagnaia stesso. Se Marc Márquez si è adattato con rapidità e aggressività, Pecco è rimasto intrappolato in un limbo di dubbi e frustrazioni. Lamenta mancanza di grip all’anteriore, difficoltà in accelerazione e un feeling peggiorato in frenata. Dichiarazioni dure, come quelle di Spielberg (“Spero che Ducati me lo spieghi, sto perdendo la pazienza”), dipingono un pilota che non solo non ha le soluzioni, ma neppure la fiducia necessaria per trovarle.

    Il paragone interno al box Ducati è inevitabile: Márquez, nuovo arrivato, ha dimostrato un’immediata capacità di interpretare la GP25, arrivando a vincere sprint e GP già nelle prime gare. Per Bagnaia, questo è il peggior scenario possibile: non solo deve fare i conti con i propri problemi tecnici, ma lo fa sotto gli occhi di un compagno che gli ha sottratto il ruolo di leader naturale della squadra. La convivenza rischia di destabilizzarlo ulteriormente, mostrando un Bagnaia fragile proprio nel momento in cui servirebbe leadership.

    Ciò che lascia davvero perplessi è che in ogni maledetto weekend Bagnaia tiri fuori una scusa diversa. Siamo partiti con l’anteriore, poi con i freni, adesso il posteriore che si consuma troppo e non riesce a gestire. Sembra il personaggio di un film di Fantozzi. Questa moto è nata sotto le sue direttive, in qualsiasi momento può tornare alla 2024 e non possono essere due componenti del motore ad averlo mandato in crisi, anche perché le dichiarazioni dei test le ricordiamo tutti e soprattutto l’esultanza/sfottò in America la ricordiamo tutti.


    Nel mese di marzo scrissi che qualora Marquez avesse “cannibalizzato” il Campionato il buon Bagnaia si sarebbe guardato intorno. Così è infatti, le dichiarazioni di Pecco sono dei fulmini che colpiscono direttamente Ducati che con Dall’Igna e Tardozzi cerca di minimizzare ma io mi aspetto delle parole da Dominicali che sicuramente non si faranno attendere, in risposta alle “lamentele” di Bagnaia. Sicuramente ci saranno degli strascichi e sono certo che sul tavolo di Pecco ci siano delle offerte, come già dissi a maggio scorso, sia di Honda che di Yamaha.

    Ha senso rimanere in Ducati anche nel 2026, con sviluppo dei motori congelato continuando a subire umiliazioni e sconfitte non solo da Marc Marquez ma anche da Alex Marquez e probabilmente anche da Fermin Aldeguer!? La sua fortuna è che i Piloti della VR46 stanno facendo pena e pietà, altrimenti sarebbe l’ultima Ducati in pista…

    …Il Re purtroppo è nudo.

    ©️ 𝐹𝑟𝑎𝑛𝑐𝑘𝑦 𝐿𝑜𝑛𝑔𝑜

  • IL DISTRUTTORE DI SOGNI

    L’ammazza sogni è colui il quale distrugge l’entusiasmo, le aspettative, le virtù e le aspirazioni altrui.

    Entri in un loop mentale, che non ti fa esprimere al meglio e l’unica soluzione è la fuga.

    E così, quando Pecco vede davanti a sé la gloria di un altro titolo, appare Marc, l’ammazza sogni, pronto a strappargli la vittoria con staccate impossibili e traiettorie che sembrano disegnate dal caos stesso.
    Ogni sorpasso di Márquez è un colpo al cuore, un promemoria che la corona non si conquista una volta per sempre: va difesa, contro chiunque osi alzare la testa. Il pubblico esplode, diviso: da una parte la fedeltà al campione in carica, dall’altra l’ammirazione per il guerriero che non si arrende mai. È lì che la MotoGP diventa leggenda: quando un sogno rischia di infrangersi, e un altro prende vita…

    In Austria il tempo si è fermato.
    La Red Bull Ring diventa l’arena dove Marc Márquez riscrive la storia: sesta doppietta consecutiva. Sei weekend in cui nessuno riesce a fermarlo, sei prove di forza che trasformano il suo ritorno in leggenda.

    Ogni curva è un duello, ogni staccata un marchio di supremazia. Bagnaia e gli altri inseguono, ma Marc danza sul filo del rischio con la precisione di un predatore.
    Il pubblico lo sa: sta assistendo a un dominio che ricorda i giorni d’oro, ma con una nuova ferocia.

    Márquez non vince soltanto: schiaccia, impone, divora sogni.
    L’Austria si inchina al suo regno.

    Non ricordavo una supremazia così inquietante dal 1997 di Doohan, o dal 2002 di Valentino. Probabilmente il 2014 ed il 2019 di Marc sono stati dominanti ma non tanto quanto questo 2025. A marzo avevo “pronosticato” la vittoria del Mondiale in Giappone da parte di Marc, sulla pista di proprietà della Honda.

    Molti mi hanno deriso, molti mi hanno preso per pazzo ma sono rimasto fermo della mia idea, consapevole del potenziale del binomio Ducati/Marc. Il Pilota con il numero 93 dovrà guadagnare 43 punti nei prossimi 4 GP per chiudere il Mondiale in una tiepida mattina autunnale…

    È la vittoria numero 97, ne mancano soltanto 3 a quota 100. Fra tre GP si correrà a Misano. Alle volte il destino gioca un ruolo fondamentale nelle nostre vita ed è lì che potrebbe definitivamente intrecciarsi con quello di una pista un cui è stato tanto odiato e nella quale ritorno alla vittoria dopo quel tragico giorno di Jerez…

    ©️ 𝔽𝕣𝕒𝕟𝕔𝕜𝕪 𝕃𝕠𝕟𝕘𝕠

  • LA PAURA DI NON TORNARE. BENTORNATI NEL 1994.

    Il Motorsport è PAURA.

    Vuoi o non vuoi ci accompagna in ogni istante della nostra vita. Torna in forme diverse ma ti riporta immediatamente alla mente episodi o aneddoti del passato, facendoti credere di essere lì, in quel preciso istante. Quando la osservi, in rigoroso silenzio, ti sembra di averla già vista, già ascoltata, già assaporata.


    Quando quell’alone di invincibilità ti circonda è come se, TU l’eroe sulle due ruote, possa fare qualsiasi cosa senza correre nessun rischio. L’anteriore rimane incollato all’asfalto, riesci a controllare l’highside che ti avrebbe catapultato in un’altra dimensione, vinci e poi vinci a ripetizione.

    Nessuno sembra fermarti, nessuno oserebbe contrapporsi di fronte alla cavalcata verso la storia.
    Eppure arriva per tutti quel fatidico giorno. Che tu sia un Dio o semplicemente un Icaro qualsiasi, arriva il giorno in cui ricadi sulla terra così prepotentemente da farti male, da offuscare mente e pensieri. Non ci si riesce a capacitare del perché proprio a te sia potuto accadere.

    Doveva pensarla allo stesso modo Michael, vedendo la sua NSR500 frantumare tibia e perone della gamba destra. Doveva pensarla allo stesso modo Marc, vedendo la sua RCV213-V frantumare l’omero del suo braccio destro. Entrambi nella parte destra del corpo, entrambi nella parte opposta al cuore, entrambi nella parte del freno e dell’acceleratore. Il Motorsport è come la Storia, basta saperla osservare.

    Michael rischiò l’amputazione della gamba, Marc rischiò la paralisi del nervo radiale, entrambi rischiarono il fine carriera ad un’età giovanissima. E se Marc almeno aveva già vinto tanto, Michael aveva tutto da dimostrare al Mondo. Ma la fame era la stessa, la voglia di ritornare.

    “Quel fuoco dentro che ti spinge a farti legare le gambe, facendo irrorare il sangue della sinistra anche nella destra per poter tornare a gareggiare dopo soli due mesi in Brasile. Quel fuoco dentro che ti spinge a tornare dopo neanche una settimana dall’inserimento della placca nell’omero e risalire in moto tentando di partecipare al GP in Portogallo, iniziando un calvario che sembrava non finire più.”

    Entrambi hanno lottato contro il loro corpo, contro il loro cuore, contro coloro che non credevano nel loro ritorno. Eppure per chiunque di noi, per chi ci crede convintamente senza mai arrendersi non può che esserci un finale diverso da quello che il destino ci ha riservato.

    Michael tornò alla vittoria dopo 399 giorni, Marc tornò alla vittoria dopo 581 giorni. Entrambi hanno passato quei lunghissimi giorni ad allenarsi, a sudare, a piangere dal dolore provocato non tanto dal fisico bensì dalla mente offuscata da un sentimento che ognuno di noi può dire di conoscere: LA PAURA.

    LA PAURA di non essere più gli stessi, di non assaporare più la vittoria, di non poter più competere per il Titolo Mondiale, di non esser più in grado di fronteggiare quel mostro che vedevano guardandosi indietro.

    LA PAURA li ha fatti tornare, la paura ti rende più forte, più cattivo, più intelligente, più affamato. Ti spinge a vincere 5 Mondiali di fila, ti spinge a rischiare il tutto per tutto sin dalla prima curva, gettando al vento un buon piazzamento. Ti spinge a sopportare le critiche di chi ti vede cadere, di chi a bassa voce dice che non sarai più lo stesso. E tu torni a vincere, e lo fai di nuovo, ma vinci nelle piste “amiche”…

    Quella stessa paura che ti spinge a stracciare un contratto milionario ed andare in un Team privato con una moto dell’anno precedente. Ma tu hai fame, vuoi ritornare ad essere ciò che eri, e lo fai. Torni a vincere in quei circuiti che ti davano più fastidio, quelli che ti facevano più PAURA, torni a dominare, a fare strisce di vittorie, pole e giri veloci.

    Ti guardi indietro e ciò che vedi è soltanto la paura che ti guarda esterrefatta e si chiede “come ha fatto questo ad uscirne”…

    Questo 2025 ha lo stesso sapore di un 1994 di qualche anno fa. La Storia si ripete.

    ©️Francky Longo

  • BAGNAIA: PROBLEMA PSICOLOGICO O TECNICO!?

    Il problema di Pecco è psicologico per alcuni, tecnico per altri. Per me nessuno dei due. Il problema di Bagnaia è chiaro, è sotto gli occhi di tutti e lo si vede ad occhio nudo. È un problema che hanno avuto un po’ tutti in carriera, non c’è da meravigliarsi.

    🎙️Quando hai la stessa moto, quando sei il Pilota di punta della Ducati e ti viene detto che dal prossimo anno avrai Marc Marquez nel box fai un click mentale. Quel click mentale del Campione che ti porta ad allenarti meglio, ad essere più concentrato, a dare il meglio di te stesso.


    Quando quel Pilota comincia a darti la paga, mina le tue aspettative. Cerchi una giustificazione, cerchi una spiegazione, cerchi soprattutto una soluzione. Ed è proprio qui che cominci a combinare qualche guio. Cominci a guardare i dati della telemetria del tuo compagno di team che ti sta dando la sveglia ad ogni GP. Quindi avendo la possibilità di vedere i dati di quel pilota è facile cadere nella trappola di voler fare esattamente le stesse cose e copiare quel Pilota.


    Cominci a cambiare il setup della tua moto, comincia ad imitare il Pilota che ti precede, cerchi di recuperare quei due, tre decimi di differenza e può capitare che ti perdi.
    Cosa significa perdersi!? Significa che tecnicamente non hai più la moto tra le mani perché quell’altro fa delle cose che tu non riesci a fare. Questo è il problema “tecnico”.

    Un esempio pratico. Tu sei da sempre quello che “stacca forte”, “il miglior staccato re della MotoGP”, “il miglior interprete dell’anteriore”. Arriva quell’altro che, con la tua stessa moto, stacca 5 metri avanti e la inserisce ugualmente in curva senza problemi e tu non riesci a farlo…


    Ed è proprio qui che inizia il problema  “psicologico”. Cominci a chiederti “ma come diamine guida quello lì”, “come fa a fermarla ed entrare così”… Bagnaia ha iniziato a dubitare delle sue capacità nel momento esatto in cui ha smesso di cercare il problema “tecnico” e nelle sue dichiarazioni viene finalmente fuori che Marc è “al momento” migliore ad interpretare questa moto. Fine.
    Moto che ricordiamolo ha sviluppato interamente Pecco, che concordava su tutta la linea con Marc Marquez (leggetevi le interviste post test).

    🎯Purtroppo il problema di Bagnaia non è né tecnico, ne psicologico.
    Il problema di Bagnaia è Marc Marquez.

    Il problema.

    ©️Francky Longo

  • DAIJIRO CONTRO VALENTINO. Episodio 1

    “What if…”

    🎙️Se Daijiro Kato fosse rimasto in vita dopo l’incidente di Suzuka nel 2003, la storia della MotoGP avrebbe potuto prendere pieghe molto diverse, sia dal punto di vista sportivo che umano. Sarebbe potuto diventare il primo giapponese a vincere un titolo nella top class. Con il supporto tecnico della HRC e il suo stile fluido e aggressivo, avrebbe dato filo da torcere a Rossi, Biaggi, Gibernau e più avanti anche a Stoner e Lorenzo. Dopo aver dominato la classe 250cc nel 2001 con 11 vittorie in 16 gare (record ancora imbattuto nella categoria), il suo passaggio in MotoGP con la Honda Gresini lasciava presagire un futuro da protagonista assoluto.


    Daijiro era l’astro nascente del Sol Levante.
    Era il Pilota sul quale HRC aveva fatto all-in. Certo Valentino Rossi era il Pilota di punta ma Kato era “di casa”.
    Non è un caso che ricevesse gli stessi aggiornamenti di Valentino Rossi, eppure Daijiro era nel Team clienti Gresini.
    Mai un “clienti” aveva ricevuto tale trattamento da Honda, ripenso a Cadalora e Biaggi.


    Con Daijiro era diverso, aveva dominato la 250, aveva vinto già due volte a Suzuka ed era l’idolo Honda per eccellenza.

    Daijiro stava diventando una figura molto ingombrante e nel 2003 avrebbe davvero lottato per il Titolo Mondiale, probabilmente vincendolo e diventando a tutti gli effetti quel rivale che è mancato a Valentino.

    Valentino Rossi non “soffriva” apertamente l’attenzione che HRC riservava a Kato, ma era consapevole che in Giappone c’era un progetto molto ambizioso attorno al talento di Daijiro.
    E questa consapevolezza non lo lasciava del tutto indifferente.
    Sapeva che i giapponesi avevano un’enorme voglia di avere un campione nazionale nella top class.

    Kato non era un semplice pilota satellite: era considerato internamente “il futuro” di Honda, un progetto costruito per vincere.
    Honda iniziava a dividere risorse, test e sviluppo su più piloti, cosa che Valentino non vedeva di buon occhio.

    Infatti, anche se mai in modo esplicito, Rossi ha sempre voluto un team cucito su di sé, con pieno controllo tecnico e una squadra tutta per lui. E questo malcontento latente verso la gestione HRC esploderà proprio a fine 2003, quando Valentino deciderà di lasciare Honda per Yamaha.
    Sebbene non ci fosse rivalità diretta tra Rossi e Kato in pista (si sono incrociati solo per una stagione in top class), Rossi capiva che il supporto tecnico dato a Kato era una potenziale minaccia futura. Honda stava praticamente crescendo in casa un anti-Rossi giapponese, e questo non poteva piacere del tutto a un campione abituato ad avere il monopolio dello sviluppo.

    Per la cronaca, non fu la prima volta che Valentino lasciò una casa costruttrice che voleva mettere sulla sua stessa moto un altro fenomeno. Successe anche qualche anno più tardi in Yamaha, ma di questo ne riparleremo…

    ©️ Francky Longo

    
    
  • IL GRANDE BLUFF.

    Ma cosa ci hanno raccontato negli ultimi anni!? “La MotoGP più competitiva di sempre”, “vanno tutti uguale”, “ma quanto è bella questa MotoGP”, “il livello più alto di sempre”. Quando il gatto non c’è i topi ballano, ma miei cari adesso il gatto è tornato… È stato un bluff tutto ciò che abbiamo visto negli ultimi anni!?

    “Inutile dare voti. In un mondo pieno di professori da divano anche questa moda delle pagelle ha stancato”.

    ↘️ CHE DELUSIONE…

    È stato un 2025 che ha deluso le aspettative. Quelle di alcuni tifosi, in particolare Bagnaia e Martin. I contendenti degli ultimi due Titoli Mondiali hanno letteralmente fatto rimpiangere agli appassionati gli anni precedenti. Martin per la telenovela in chiaro stile “Cento Vetrine” con Aprilia, mentre Bagnaia sembra da inizio Mondiale il protagonista di un film dell’orrore di Stephen King nel quale non trova la via d’uscita dal labirinto infernale.

    Se per Martin c’è la scusante della moto nuova e dell’infortunio (credo che le avrebbe prese di santa ragione anche in condizioni normali) per Bagnaia scusanti neanche l’ombra. Il compagno di team con il numero 93 sulla carena lo sta sculacciando fin dai test, su una moto che ha sviluppato Bagnaia stesso. Il povero Pecco è partito con “non sento l’anteriore, poi non sente i freni, adesso non sente il posteriore. Con Biaggi e Stoner sono stati molto meno magnanimi quelli che “raccontano” questo Sport.


    ⤴️ UNA CONFERMA

    Marc Marquez sta facendo quello che tutti si aspettavano. Dai al fenomeno la moto fenomenale e ti chiude il Mondiale in Giappone a settembre (deriso da chiunque quando lo dicevo…). Il suo problema è che non ha assolutamente rivali, uno dei Mondiale più scadenti di sempre a livello di rivali in pista e allora penso ma negli ultimi anni cosa ci hanno raccontato!? Tutti forti, tutti vanno uguale, che bella questa MotoGP, poi gli danno la Ducati e questo li umilia ad ogni GP. Vabbè, andiamo avanti…

    ↗️ LE SORPRESE

    Nota positiva di questo Mondiale sicuramente è il Team Gresini ed Alex Marquez. Con la partenza di Marc credevo che i risultati del Team sarebbero crollati ed invece Alex ha smentito tutti, anche il sottoscritto, ed ha fatto vedere cosa significhi essere un due volte Campione del Mondo.

    🟣 IL BEZ

    Molto bene anche Marco Bezzecchi che si è dovuto sobbarcare tutto il lavoro del Team Aprilia causa la mancanza di Martin. Ne Ogura, ne Raul Fernandez sono alla sua altezza, anzi quest’ultimo mi domando cosa ci faccia ancora in MotoGP…. La moto di Bezzecchi in alcune condizioni è competitiva e Marco riesce a trarne sempre il meglio.

    🟠 ZARCO/VINALES

    Altra nota sicuramente positiva sono Johan Zarco e Maverick Vinales. Il primo è l’alfiere Honda griffato LCR (che sgarbo ad HRC), ha vinto in Francia e nella parte centrale della prima metà di è comportato molto bene. Vinales è al quarto costruttore da quando è in MotoGP, ha vinto con i primi tre e sicuramente potrà togliersi qualche sassolino dalle scarpe quest’anno.

    🔵 EL DIABLO

    Ultimo del gruppo di quelli che hanno ben figurato c’è sicuramente Fabio Quartararo, che nonostante lo scaldabagno che guida (quegli scaldabagni vecchi che si usavano una volta) è riuscito a portare a casa quattro pole position! In gara si stende perché altre opzioni non ne ha…


    ⤵️ CHI PUÒ DARE DI PIÙ.

    🟡Sicuramente il Team VR46. Abbiamo capito che pagano per avere la moto Factory, ma mi chiedo come si possa, anno dopo anno, prender paga da chiunque. Già lo scorso anno hanno pagato dazio (non è stato Trump bensì Marc!) a Gresini, ma anche quest’anno le stanno prendendo di santa ragione da quelli altri… Morbidelli assolutamente bocciato, ne combina una più di Bertoldo ad ogni GP ed a mio avviso non ha senso continuare con lui in MotoGP, meglio dare una possibilità a qualche giovane emergente della Moto2. Di Giannantonio chiacchiera tanto, sprizza positività (stiamo arrivando, stiamo facendo, stiamo dicendo, stiamo cucinando….) ma alla fine,come si dice qui in Calabria Saudita, “non quaglia”, ovvero non porta acqua al Mulino, tutto fumo e niente arrosto.

    🟠Un altro dal quale mi aspettavo MOLTO di più è Pedro Acosta. Lo stiamo aspettando da un po’ di tempo, a Brno il primo vero GP da protagonista. Per me il problema della KTM è la gestione della gomma. La moto c’è e si vede, ma lui è sempre per terra. Ricorda il Marquez del 2023 in Honda.

    🔚 FINE CORSA.

    Si tratta di alcuni Piloti che, oltre ad aver deluso in questo 2025 e che oggettivamente non sono giudicabili causa di un mezzo poco competitivo o di un Team poco competitivo, hanno i giorni contati in MotoGP. Il 2026 sarà l’ultimo anno per alcuni, il 2025 per altri. Luca Marini sicuramente su tutti, che ha trovato un rinnovo inspiegabile per il 2026. Poi Alex Rins, davvero inguardabile quest’anno; Raul Fernandez che ancora deve “sbocciare” e sono quattro anni che aspettiamo che accada. Poi c’è Joan Mir, sul quale stendo un velo pietoso.  Sono tre Piloti Spagnoli che negli ultimi cinque anni non hanno dimostrato nulla di nulla, perché stanno ancora li!? Perché non dare spazio ad altri Piloti!? Ma questa è un’altra storia…

    Mi sono dimenticato qualcuno!? Forse Bastianini, Oliveira e Binder. Sarebbe come sparare sulla croce rossa, ma indubbiamente la loro prima parte di stagione è insufficiente. Non giudico Jack Miller, vero è una stagione pessima, ma il mio giudizio su di lui è compromesso. Ho un debole per Jack e non lo nascondo.


    🎙️Questo Mondiale è forse il più deludente degli ultimi anni in termini di competitività ma offre tanti spunti, sorprese inaspettate, e una realtà ormai chiara: Marc Marquez è ancora il punto di riferimento. Tutti gli altri? Chi più, chi meno, stanno cercando di imitarlo, di andargli dietro, di stargli vicino… Invano.

    Gli ultimi anni ci hanno raccontato una MotoGP equilibrata, piena di talenti, di giovani promesse e di team competitivi. Eppure è bastato rimettere Marc Marquez su una moto vincente per azzerare tutto. Il re è tornato, ma forse non era mai andato via.

    ©️Francky Longo

  • IL DESIDERIO DEL CAMPIONE.

    Ognuno di noi, nel quotidiano, cerca stimoli per affrontare una nuova sfida. Alcuni la cercano costantemente per migliorarsi, altri le trovano sul proprio cammino, altri ancora fuggono non appena se ne palesa una.

    Nello sport professionistico non è diverso. Certo è tutto più amplificato, più attenzionato da tifosi, stampa, dirigenza, sponsor. Nel Motomondiale ogni giorno c’è una nuova sfida, ogni weekend di gara è l’occasione per dimostrare al compagno di team, al team stesso ed a sé stessi che si è più forti del GP precedente.

    Japan GP 2024. Shoei X-SPR Pro Motegi

    Quando Marc Marquez sfoggiò il casco per il GP del Giappone, come di consuetudine, tutti aspettavano il Maneki Neko (il gatto giapponese con la zampa alzata), ed infatti era li come sempre. Oggi mentre parlavo di Motomondiale con un appassionato conosciuto su X, con il quale condivido questa splendida passione mi ha fatto notare un elemento del casco che ignoravo completamente.

    Il Dáruma 達磨

    Il Dáruma  è una bambola tradizionale giapponese che simboleggia perseveranza, determinazione e buona fortuna. Ha una forma rotonda, è spesso rossa e rappresenta Bodhidharma, il fondatore del Buddhismo Zen. Quando si acquista un Dáruma, entrambi gli occhi sono bianchi. Si colora un solo occhio esprimendo un desiderio o un obiettivo. Quando il desiderio si realizza, si colora anche l’altro.

    IL DÀRUMA DI MARQUEZ

    Nel casco un occhio del Dàruma è colorato, l’altro è bianco. Il desiderio di Marc è chiaro, tornare a dominare il Motomondiale, tornare ad essere il numero uno, tornare a vincere il Campionato del Mondo.

    Quell’occhio lasciato bianco risale a molti anni prima, al desiderio di tornare competitivo, al desiderio di sentirsi ancora parte di questo Mondo.

    Quando sei il più forte, quando sei il leader, quando tutti ti trattano da tale ed improvvisamente tutto svanisce non è facile risalire la china. Non è facile ritrovare la forza dentro se stessi per ritornare ad essere il numero uno.

    Ognuno di noi può trarre insegnamento da quello che è successo al Pilota Ducati, ognuno di noi può aggrapparsi a quel desiderio di rinascita al quale lo stesso Marc si è aggrappato. Spesso ci capita nella vita di ricevere delle batoste incredibili, magari nel nostro piccolo siamo ad un livello davvero alto ed improvvisamente tutto crolla, magari quando meno te l’aspetti. È li che dobbiamo pensare al Dáruma e mettercela tutta a colorare l’altro occhio.

    Paradossalmente, ad un anno di distanza da quel casco speciale, Marc Marquez potrà onorare al meglio la promessa fatta a sé stesso vincendo proprio in Giappone il Titolo Mondiale…

    ©️ Francky Longo

  • SBK SENZA RE. TOPRAK COME TROY

    Il passaggio di Toprak Razgatlıoğlu alla MotoGP nel 2026 con il team Pramac Yamaha rappresenta una svolta significativa per il Campionato Mondiale Superbike (WSBK), e il livello di competitività della categoria subirà inevitabilmente un impatto dalla sua partenza.

    Il World SBK perse già nel 2003 il suo Pilota di punta, ma era una SBK diversa. Certo quel 2003 potremo riaverlo nel 2026 vista la nuova V4, chi saranno i futuri Hodgson e Xaus!?

    Il Pilota più rappresentativo della SBK, anche più di Bayliss se vogliamo, ha vinto con tre marche diverse (Kawasaki, Yamaha e BMW). Ha vinto il Mondiale sia con Yamaha che con BMW ed è stato l’unico vero ostacolo al dominio Ducati.

    Il Pilota che ha battuto la Moto.

    La sua uscita lascia un vuoto enorme, sia a livello sportivo che carismatico lasciando anche un vuoto dietro di sé in BMW che, per il sottoscritto, non vincerà neanche un GP nel 2026.

    Il WSBK negli ultimi anni ha visto un forte dominio di Ducati, con piloti come Álvaro Bautista e Nicolò Bulega che hanno conteso il titolo a Toprak. Nel 2024, Bulega è emerso come un avversario formidabile, arrivando a sfidare Toprak fino all’ultima gara. Senza Razgatlıoğlu, è probabile che Ducati continui a dominare, grazie alla competitività della Panigale V4, alla nuova moto che esordirà nel 2026.

    Probabilmente un eventuale sconfitta nel 2025 sarà un macigno su Niccolò Bulega, che potrà anche vincere i prossimi Mondiali SBK ma verrà etichettato sempre come “quello che ha vinto senza Toprak in pista”.

    La BMW, che con Toprak ha conquistato il suo primo titolo mondiale nel 2024, si trova in una posizione delicata. Senza il turco, il team rischia di perdere competitività, poiché né Michael van der Mark né altri piloti disponibili sembrano in grado di replicare il suo impatto. Nomi come Petrucci, Iannone o Bautista sono stati accostati a BMW, ma nessuno di loro garantisce lo stesso livello di dominio. Nessuno di loro è un Fenomeno “alla Toprak”.

    Questo potrebbe ridurre la capacità di BMW di contrastare Ducati, rendendo il campionato potenzialmente meno equilibrato.

    Yamaha, Kawasaki, Honda e la nuova Bimota sono in cerca di rilancio, ma nessuna sembra al momento in grado di colmare il vuoto lasciato da Toprak.

    Il WSBK nel 2026 rischia di essere meno competitivo senza Toprak Razgatlıoğlu, che rappresentava una variabile imprevedibile capace di sfidare il dominio Ducati anche con una moto meno competitiva. La sua partenza, unita alla difficoltà di BMW nel trovare un sostituto all’altezza e al potenziale consolidamento del vantaggio tecnico di Ducati, potrebbe portare a una stagione dominata da un solo marchio.

    Per preservare la competitività, sarebbe cruciale un intervento sui regolamenti per bilanciare le prestazioni tra i costruttori, evitando che il WSBK diventi, come temuto da Toprak, una “Ducati Cup”.

    In sintesi, il WSBK senza Toprak sarà probabilmente ancora spettacolare, ma con un livello di competitività ridotto a meno che nuovi talenti o aggiustamenti regolamentari non riescano a colmare il vuoto lasciato dal “Re”.

    Ci sarà sempre un ante e post Toprak nella storia del Mondiale Superbike.

    ©️ Francky Longo