Scrivo queste righe con un paio di giorni di ritardo, il tempo giusto per riassettare le idee ed essere più lucidi possibile.
All’inizio del Mondiale siamo rimasti tutti sorpresi dalla bontà dell’Aprilia, sembrava quasi una cosa “momentanea”.
Abbiamo attribuito questa nuova “prestazione” dando merito più alla carcassa più rigida portata da Michelin che non all’Aprilia stessa… attribuzione che è continuata anche per il Brasile. Ma la pista si sa non mente mai ed il responso, netto e tangibile, è sotto gli occhi di tutti. L’Aprilia ha rifilato una paga della madonna anche con la carcassa “normale”, quella con la quale Ducati ha dominato gli ultimi 6 anni.
Ed è proprio in quel dominio che dobbiamo andare a ricercare le “cause” di una debacle, quella di questo inizio 2026, che sembrava impossibile agli occhi degli appassionati e fa strabuzzare gli occhi. In realtà il dominio Ducati è durato anche tanto, forse troppo, ed è bello vedere una nuova casa che alza ancora di più l’asticella. Ci sarà sicuramente una risposta Ducati.
Sicuramente c’è qualcosa che in Ducati non funziona come nel 2025, perché nelle gare Sprint la Ducati non ha problemi mentre in gara lunga soffre il consumo della gomma. Consumo della gomma che era il “suo” cavallo di battaglia negli ultimi anni.
Per chi dice che Marco Bezzecchi vince grazie alla Aprilia mi rifaccio alle parole di Marc Marquez “il binomio Moto/Pilota” è quello che conta. Bezzecchi vince grazie al lavoro di Aprilia ma soprattutto grazie al grande lavoro di adattamento, lungo tutto il 2025, alla RS-GP.
Personalmente nutro forti dubbi sulla sua vittoria del Mondiale, mantenendo assolutamente la mia “preferenza” per Marc Marquez che nonostante le carenze “fisiche” non ha perso molto terreno.
Punterei assolutamente il mio bel gruzzoletto sul 93 ma, dovendo scegliere un Pilota Aprilia, ne punterei qualcuna su Jorge Martin ed ora spiego il perché.
Jorge è un Pilota molto diverso da Bezzecchi. È un Pilota che, quando la moto funziona, sbaglia pochissimo. Basti pensare che ha vinto un Mondiale vincendo solamente 3 GP (2024) a fronte delle 11 vittorie dell’altro contendente e degli “errori” di quest’ultimo. È una grande differenza che farà prendere l’ago della bilancia a fine Mondiale su Martin, abituato a reggere questo tipo di “pressioni”. Bezzecchi in tre GP ha già buttato due Sprint (24 punti potenziali).
Quanto a Marc Marquez soltanto due parole. Mi fanno ridere, non poco, i commenti secondo i quali la Ducati sia in crisi “per colpa sua”, “per colpa del suo sviluppo”.
Marquez è stato preso per continuare vincere, non per sviluppare. Vincere è quello che ha fatto, e l’ha fatto dominando. Non come gli altri…
Semmai la colpa di una debacle Ducati è da ricercare in due fattori: il primo è il naturale “fattore sportivo”. Tutti i domini nello sport hanno una fine.
Il secondo è da ricercare in chi ha conciato così Marc Marquez, vittima di un grave infortunio dovuto alla manovra spregiudicata proprio di chi oggi sta dominando. Stop.
A chi chiede “ma possibile che Marc non abbia ancora recuperato dall’infortunio” rispondo che un Atleta a quei livelli, perché di Atleti parliamo, non possono rimanere fermi per 4 mesi senza allenare la “forza” (Marc ha avuto il braccio e la spalla bloccate dal 5 ottobre fino a metà gennaio). Ha praticamente 4 mesi di “arretrati” rispetto al gruppo. Arriverà non vi preoccupate…
In conclusione faccio i miei complimenti ad Aprilia ed al grande lavoro fatto in inverno e soprattutto a Marco Bezzecchi che è entrato di diritto nella storia della categoria con 5 vittorie di fila e soprattutto con quella statistica pazzesca dei giri in testa consecutivi.
Naturalmente conterà vincere il Campionato del Mondo Piloti per lui.
#PorFueraGP
PORFUERA
All'esterno della curva. – Il podcast di Francky
"Aspetto che il panico cresca, quando la paura si tramuta in visioni celestiali, inizio a staccare"
Kevin Schwantz
-

-

Sembra di essere tornati indietro di oltre 30 anni. Un Aprilia nera che domina incontrastata il Motomondiale. All’epoca era la classe 250 con uno straordinario interprete quale Max Biaggi ribattezzato il “corsaro nero” oggi, in MotoGP è tornato il nero Aprilia con in sella Marc Bezzecchi. Come lo battezziamo “l’uomo nero”!? o il “Re nero!?”. Se quell’altro era “Nuvola Rossa” questo sarà gioco forza “Nero”. Ma lasciamo questa cagate a loro, parliamo di cose concrete. Bezzecchi ne ha vinta un’altra, la quarta di fila. In MotoGP c’erano riusciti solamente Rossi, Lorenzo, Marquez e Bagnaia. Non male per Bezzecchi. L’Aprilia ha sfruttato al meglio questi due primi GP ed avrebbe ancora più margine se proprio il Bez non si fosse steso nella sprint della Thailandia. La casa di Noale riesce a sfruttare al meglio la carcassa più rigida che Michelin utilizza in circuiti dove la temperatura dell’asfalto è più alta e riesce a farla lavorare meglio, nella distanza lunga, rispetto a Ducati. È paradossale come nei primi giri di gara ieri le Aprilia “volavano” mentre le Ducati facevano fatica. Onore ad Aprilia, non c’è trucco e non c’è inganno e soprattutto non ci sono “complotti”.
La sprint ci aveva regalato una bellissima battaglia tra le Ducati di Di Giannantonio e Marquez, con il 93 che vincendo la sprint in Brasile eguaglia il record di 16 vittorie di Jorge Martin nelle gare corte. Sembra quasi che la Ducati paghi, con questa carcassa, i primi giri di gara con serbatoio pieno, un po’ come accadeva qualche anno fa alla GP23 quando Michelin portò la famosa carcassa che invece sposava alla perfezione le caratteristiche della GP24.
La sorpresa di questo weekend è stato indubbiamente Jorge Martin. Il Campione del Mondo 2024 è stato il grande assente nella lotta al titolo 2025 e vederlo li, con un basso profilo, quasi dimenticato da tutti mi fa pensare che in realtà lui possa diventare anche più pericoloso di Bezzecchi nella lotta al titolo Mondiale. Perché Martin è un Pilota che quando ritrova confidenza sbaglia pochissimo ed è molto “regolare” (2024 docet).
Dietro alla “doppietta” Aprilia si sono piazzate le Ducati di Di Giannantonio e Marc Marquez autori di un gran duello che questa volta ha visto il Pilota VR46 avere la meglio. Dietro di loro l’Aprilia di Ai Ogura, poi Alex Marquez, Pedro Acosta, Aldeguer, Zarco e Raul Fernandez. Nella top10 abbiamo 4 Aprilia, 4 Ducati, 1 KTM ed 1 Honda.
APRILIA HA RAGGIUNTO DUCATI!?
La risposta è “NI”. Nel primo GP in cui la Michelin porterà la “carcassa solita” e non questa più dura (concepita per i circuiti con temperature “tropicali” dell’asfalto) avremo un conferma. Nelle gare Sprint le Ducati sono della partita, mentre in quelle della domenica no. Questo deve fare riflettere. Ieri hanno accorciato la gara di 8 giri, con la distanza completa sul podio ci sarebbe finito Ogura!
Altro elemento da tenere in considerazione è la tenuta fisica di Marc Marquez ed anche di Jorge Martin (ieri nel finale è crollato). Marc non ha assolutamente fatto la preparazione atletica quest’inverno, rimanendo fermo quasi 4 mesi. È chiaro che sia in ritardo e che non sia lo stesso Marc di inizio 2025. Quello che sta facendo è mettere “fieno in cascina”.
Sul versante giapponese le cose vanno davvero male. Sia Honda che Yamaha sono sempre nelle retrovie e solamente alcuni Piloti (Zarco e Quartararo) riescono a salvare il salvabile. Sarà un anno di transizione, l’ennesimo per loro, nell’attesa delle nuove MotoGP.
Se in Giappone non festeggiano, in Austria va anche peggio. A parte Acosta che salva il salvabile (i test lo avevano aiutato in Thailandia) le altre KTM sono disperse. Il mio pupillo Vinales si è beccato altri 36 secondi pure in questo GP, credo sia lo stesso distacco accusato in Thailandia. C’è qualcosa che non funziona, ne nelle ne nei Piloti. La cura “Europa” funzionerà!? Vedremo.
Lasciatemi spendere due parole sul circuito e sulla nuova “gestione” che porterà le Moto in tappe esotiche e circuito cittadini. Questo non corrono ad Imola, nel nome della sicurezza e poi lì fanno correre su un circuito dove escono i crateri durante le prove o dove l’asfalto si sfalda !? Ma sono del mestiere questi!?
Quanto accaduto a Goiânia non è un semplice passo falso, ma un campanello d’allarme. Se ignorato, rischia di trasformarsi in un precedente pericoloso.
La MotoGP è il vertice del motociclismo mondiale proprio perché ha sempre imposto standard elevatissimi. Rinunciare a questi standard, anche una sola volta, significa iniziare a scendere lungo una china che non ci si può permettere. Chiudo.
Classifica Mondiale. Si vola ad Austin, in Texas, per il terzo round del Motomondiale nell’attesa della vittoria numero 100 di Marc Marquez ed aggiungo della prima vittoria in Aprilia di Jorge Martin.
©️ Francky
-

#MotoGP #ThaiGP #PorFueraGP
Il primo GP dell’anno 2026, l’ultimo della “stirpe” Michelin (ringraziando gli Dei), è stato dominato da Marco Bezzecchi. Imprendibile.Se nella Sprint aveva commesso un errore ad inizio gara qui è stato impeccabile.
Nulla ha potuto uno stoico Pedro Acosta, più giovane vincitore nelle Sprint ed attuale leader del Mondiale.
Nulla ha potuto Marc Marquez, fermato da Simon Crafar il sabato e dalla gomma Michelin la domenica.
Oggi il 93 non avrebbe mai vinto, bensì sarebbe arrivato sul podio ed avremmo visto un’altra lotta con Acosta per il secondo posto.
Raul Fernandez, in quel momento secondo, perdeva mezzo secondo al giro da Acosta e Marquez che avevano guidato con più parsimonia nelle faso iniziali della gara.
La casa di Noale ne piazza quattro (tutte) nella TOP5 con la sola eccezione di Acosta e la sua KTM.
Abbiamo rivisto finalmente Jorge Martin, seppur per pochi giri, che si sta adattando bene alla RS-GP.
Sono convinto che una volta in forma sarà un bel problema per tutti, compreso Bezzecchi.
Di certo l’Aprilia ha beneficiato dalla gomma posteriore che qui ha portato Aprilia, la stessa che portò in Indonesia costruita ed introdotta per i problemi legati al caldo.
Yamaha non pervenuta.
È imbarazzante parlarne perché oltre ad un progetto tecnico ormai vetusto, ha creato un opera (V4) che sicuramente sta utilizzando per altro.
Se in Yamaha piangono, in Honda non ridono di certo. Mir si è ritirato per problemi alle gomme e la prima Honda è quella di Marini che ha chiuso decimo a 20 secondi.
Praticamente sono tornati dove li avevamo lasciati.
In casa KTM è ancora più tragica. Senza Acosta sarebbero addirittura dietro le Honda, con Binder che si è beccato 17 secondi dal vincitore, Bastianini 24 e Vinales addirittura 36.
Solamente Pedro Acosta riesce a “domare” la RC16 e rifila distacchi abissali ai compagni di marca.
Ben 12 a Binder, 19 a Bastianini e 30 a Vinales.
Infine veniamo a Ducati.
Ogni tanto capita un weekend dove misteriosamente tutte le Ducati o quasi scompaiono.
Nel 2025 era successo a Silverstone ed a Mandalika. Quest’anno siamo già partiti così, anche se senza il problema di Marc non avremmo dato tutto questo peso.
Per la prima volta dopo 88 Gran Premi non c’è una moto di Borgo Panigale sul podio, chiudendo una striscia che durava da 4 anni.
È stata solamente sfortuna, perché Marc Marquez nonostante tutto avrebbe finito sul podio e con un eventuale secondo posto sarebbe stato già in testa al Mondiale.
La prima Ducati è stata Di Giannantonio, ad oltre 16 secondi.
Poi Morbidelli ed infine Bagnaia.
Caduto Alex Marquez.
Ora la domanda che vi pongo è la seguente:
Cosa diamine è cambiato rispetto alla Thailandia 2025!?
Lei, la gomma. Una moto dominante non “impazzisce” da un anno all’altro, l’unica cosa che cambiava era proprio lei.
La decisione di portare la gomma con carcassa più rigida mira a garantire prestazioni stabili e sicurezza su una delle piste più impegnative del campionato, garantendo una maggiore resistenza della carcassa.
Lascio giudicare a voi…
La gomma posteriore di Bagnaia a fine GP Comunque un dato interessante, da quando Michelin ha portato questa carcassa la Ducati ha bucato due gomme nel giro di 3 GP (Malesia 25-Thailandia 26)..
Tra 20 giorni si corre in Brasile, circuito nuovo per tutti. Sarà interessante sapere che “carcassa” porterà Michelin e vedere se Ducati sarà ancora così dietro..
©️ Francky Longo
-

Ma cosa ci hanno raccontato negli ultimi anni!? “La MotoGP più competitiva di sempre”, “vanno tutti uguale”, “ma quanto è bella questa MotoGP”, “il livello più alto di sempre”. Quando il gatto non c’è i topi ballano, ma miei cari adesso il gatto è tornato… È stato un bluff tutto ciò che abbiamo visto negli ultimi anni!?
“Inutile dare voti. In un mondo pieno di professori da divano anche questa moda delle pagelle ha stancato”.
↘️ CHE DELUSIONE…
È stato un 2025 che ha deluso le aspettative. Quelle di alcuni tifosi, in particolare Bagnaia e Martin. I contendenti degli ultimi due Titoli Mondiali hanno letteralmente fatto rimpiangere agli appassionati gli anni precedenti. Martin per la telenovela in chiaro stile “Cento Vetrine” con Aprilia, mentre Bagnaia sembra da inizio Mondiale il protagonista di un film dell’orrore di Stephen King nel quale non trova la via d’uscita dal labirinto infernale.
Se per Martin c’è la scusante della moto nuova e dell’infortunio (credo che le avrebbe prese di santa ragione anche in condizioni normali) per Bagnaia scusanti neanche l’ombra. Il compagno di team con il numero 93 sulla carena lo sta sculacciando fin dai test, su una moto che ha sviluppato Bagnaia stesso. Il povero Pecco è partito con “non sento l’anteriore, poi non sente i freni, adesso non sente il posteriore. Con Biaggi e Stoner sono stati molto meno magnanimi quelli che “raccontano” questo Sport.
⤴️ UNA CONFERMA
Marc Marquez sta facendo quello che tutti si aspettavano. Dai al fenomeno la moto fenomenale e ti chiude il Mondiale in Giappone a settembre (deriso da chiunque quando lo dicevo…). Il suo problema è che non ha assolutamente rivali, uno dei Mondiale più scadenti di sempre a livello di rivali in pista e allora penso ma negli ultimi anni cosa ci hanno raccontato!? Tutti forti, tutti vanno uguale, che bella questa MotoGP, poi gli danno la Ducati e questo li umilia ad ogni GP. Vabbè, andiamo avanti…
↗️ LE SORPRESE
Nota positiva di questo Mondiale sicuramente è il Team Gresini ed Alex Marquez. Con la partenza di Marc credevo che i risultati del Team sarebbero crollati ed invece Alex ha smentito tutti, anche il sottoscritto, ed ha fatto vedere cosa significhi essere un due volte Campione del Mondo.
🟣 IL BEZ
Molto bene anche Marco Bezzecchi che si è dovuto sobbarcare tutto il lavoro del Team Aprilia causa la mancanza di Martin. Ne Ogura, ne Raul Fernandez sono alla sua altezza, anzi quest’ultimo mi domando cosa ci faccia ancora in MotoGP…. La moto di Bezzecchi in alcune condizioni è competitiva e Marco riesce a trarne sempre il meglio.
🟠 ZARCO/VINALES
Altra nota sicuramente positiva sono Johan Zarco e Maverick Vinales. Il primo è l’alfiere Honda griffato LCR (che sgarbo ad HRC), ha vinto in Francia e nella parte centrale della prima metà di è comportato molto bene. Vinales è al quarto costruttore da quando è in MotoGP, ha vinto con i primi tre e sicuramente potrà togliersi qualche sassolino dalle scarpe quest’anno.
🔵 EL DIABLO
Ultimo del gruppo di quelli che hanno ben figurato c’è sicuramente Fabio Quartararo, che nonostante lo scaldabagno che guida (quegli scaldabagni vecchi che si usavano una volta) è riuscito a portare a casa quattro pole position! In gara si stende perché altre opzioni non ne ha…
⤵️ CHI PUÒ DARE DI PIÙ.
🟡Sicuramente il Team VR46. Abbiamo capito che pagano per avere la moto Factory, ma mi chiedo come si possa, anno dopo anno, prender paga da chiunque. Già lo scorso anno hanno pagato dazio (non è stato Trump bensì Marc!) a Gresini, ma anche quest’anno le stanno prendendo di santa ragione da quelli altri… Morbidelli assolutamente bocciato, ne combina una più di Bertoldo ad ogni GP ed a mio avviso non ha senso continuare con lui in MotoGP, meglio dare una possibilità a qualche giovane emergente della Moto2. Di Giannantonio chiacchiera tanto, sprizza positività (stiamo arrivando, stiamo facendo, stiamo dicendo, stiamo cucinando….) ma alla fine,come si dice qui in Calabria Saudita, “non quaglia”, ovvero non porta acqua al Mulino, tutto fumo e niente arrosto.
🟠Un altro dal quale mi aspettavo MOLTO di più è Pedro Acosta. Lo stiamo aspettando da un po’ di tempo, a Brno il primo vero GP da protagonista. Per me il problema della KTM è la gestione della gomma. La moto c’è e si vede, ma lui è sempre per terra. Ricorda il Marquez del 2023 in Honda.
🔚 FINE CORSA.
Si tratta di alcuni Piloti che, oltre ad aver deluso in questo 2025 e che oggettivamente non sono giudicabili causa di un mezzo poco competitivo o di un Team poco competitivo, hanno i giorni contati in MotoGP. Il 2026 sarà l’ultimo anno per alcuni, il 2025 per altri. Luca Marini sicuramente su tutti, che ha trovato un rinnovo inspiegabile per il 2026. Poi Alex Rins, davvero inguardabile quest’anno; Raul Fernandez che ancora deve “sbocciare” e sono quattro anni che aspettiamo che accada. Poi c’è Joan Mir, sul quale stendo un velo pietoso. Sono tre Piloti Spagnoli che negli ultimi cinque anni non hanno dimostrato nulla di nulla, perché stanno ancora li!? Perché non dare spazio ad altri Piloti!? Ma questa è un’altra storia…
Mi sono dimenticato qualcuno!? Forse Bastianini, Oliveira e Binder. Sarebbe come sparare sulla croce rossa, ma indubbiamente la loro prima parte di stagione è insufficiente. Non giudico Jack Miller, vero è una stagione pessima, ma il mio giudizio su di lui è compromesso. Ho un debole per Jack e non lo nascondo.
🎙️Questo Mondiale è forse il più deludente degli ultimi anni in termini di competitività ma offre tanti spunti, sorprese inaspettate, e una realtà ormai chiara: Marc Marquez è ancora il punto di riferimento. Tutti gli altri? Chi più, chi meno, stanno cercando di imitarlo, di andargli dietro, di stargli vicino… Invano.
Gli ultimi anni ci hanno raccontato una MotoGP equilibrata, piena di talenti, di giovani promesse e di team competitivi. Eppure è bastato rimettere Marc Marquez su una moto vincente per azzerare tutto. Il re è tornato, ma forse non era mai andato via.
©️Francky Longo
-

Ognuno di noi, nel quotidiano, cerca stimoli per affrontare una nuova sfida. Alcuni la cercano costantemente per migliorarsi, altri le trovano sul proprio cammino, altri ancora fuggono non appena se ne palesa una.
Nello sport professionistico non è diverso. Certo è tutto più amplificato, più attenzionato da tifosi, stampa, dirigenza, sponsor. Nel Motomondiale ogni giorno c’è una nuova sfida, ogni weekend di gara è l’occasione per dimostrare al compagno di team, al team stesso ed a sé stessi che si è più forti del GP precedente.

Japan GP 2024. Shoei X-SPR Pro Motegi Quando Marc Marquez sfoggiò il casco per il GP del Giappone, come di consuetudine, tutti aspettavano il Maneki Neko (il gatto giapponese con la zampa alzata), ed infatti era li come sempre. Oggi mentre parlavo di Motomondiale con un appassionato conosciuto su X, con il quale condivido questa splendida passione mi ha fatto notare un elemento del casco che ignoravo completamente.
Il Dáruma 達磨
Il Dáruma è una bambola tradizionale giapponese che simboleggia perseveranza, determinazione e buona fortuna. Ha una forma rotonda, è spesso rossa e rappresenta Bodhidharma, il fondatore del Buddhismo Zen. Quando si acquista un Dáruma, entrambi gli occhi sono bianchi. Si colora un solo occhio esprimendo un desiderio o un obiettivo. Quando il desiderio si realizza, si colora anche l’altro.
IL DÀRUMA DI MARQUEZ
Nel casco un occhio del Dàruma è colorato, l’altro è bianco. Il desiderio di Marc è chiaro, tornare a dominare il Motomondiale, tornare ad essere il numero uno, tornare a vincere il Campionato del Mondo.
Quell’occhio lasciato bianco risale a molti anni prima, al desiderio di tornare competitivo, al desiderio di sentirsi ancora parte di questo Mondo.
Quando sei il più forte, quando sei il leader, quando tutti ti trattano da tale ed improvvisamente tutto svanisce non è facile risalire la china. Non è facile ritrovare la forza dentro se stessi per ritornare ad essere il numero uno.
Ognuno di noi può trarre insegnamento da quello che è successo al Pilota Ducati, ognuno di noi può aggrapparsi a quel desiderio di rinascita al quale lo stesso Marc si è aggrappato. Spesso ci capita nella vita di ricevere delle batoste incredibili, magari nel nostro piccolo siamo ad un livello davvero alto ed improvvisamente tutto crolla, magari quando meno te l’aspetti. È li che dobbiamo pensare al Dáruma e mettercela tutta a colorare l’altro occhio.
Paradossalmente, ad un anno di distanza da quel casco speciale, Marc Marquez potrà onorare al meglio la promessa fatta a sé stesso vincendo proprio in Giappone il Titolo Mondiale…
©️ Francky Longo
-

Il passaggio di Toprak Razgatlıoğlu alla MotoGP nel 2026 con il team Pramac Yamaha rappresenta una svolta significativa per il Campionato Mondiale Superbike (WSBK), e il livello di competitività della categoria subirà inevitabilmente un impatto dalla sua partenza.
Il World SBK perse già nel 2003 il suo Pilota di punta, ma era una SBK diversa. Certo quel 2003 potremo riaverlo nel 2026 vista la nuova V4, chi saranno i futuri Hodgson e Xaus!?
Il Pilota più rappresentativo della SBK, anche più di Bayliss se vogliamo, ha vinto con tre marche diverse (Kawasaki, Yamaha e BMW). Ha vinto il Mondiale sia con Yamaha che con BMW ed è stato l’unico vero ostacolo al dominio Ducati.
Il Pilota che ha battuto la Moto.
La sua uscita lascia un vuoto enorme, sia a livello sportivo che carismatico lasciando anche un vuoto dietro di sé in BMW che, per il sottoscritto, non vincerà neanche un GP nel 2026.
Il WSBK negli ultimi anni ha visto un forte dominio di Ducati, con piloti come Álvaro Bautista e Nicolò Bulega che hanno conteso il titolo a Toprak. Nel 2024, Bulega è emerso come un avversario formidabile, arrivando a sfidare Toprak fino all’ultima gara. Senza Razgatlıoğlu, è probabile che Ducati continui a dominare, grazie alla competitività della Panigale V4, alla nuova moto che esordirà nel 2026.
Probabilmente un eventuale sconfitta nel 2025 sarà un macigno su Niccolò Bulega, che potrà anche vincere i prossimi Mondiali SBK ma verrà etichettato sempre come “quello che ha vinto senza Toprak in pista”.
La BMW, che con Toprak ha conquistato il suo primo titolo mondiale nel 2024, si trova in una posizione delicata. Senza il turco, il team rischia di perdere competitività, poiché né Michael van der Mark né altri piloti disponibili sembrano in grado di replicare il suo impatto. Nomi come Petrucci, Iannone o Bautista sono stati accostati a BMW, ma nessuno di loro garantisce lo stesso livello di dominio. Nessuno di loro è un Fenomeno “alla Toprak”.
Questo potrebbe ridurre la capacità di BMW di contrastare Ducati, rendendo il campionato potenzialmente meno equilibrato.

Yamaha, Kawasaki, Honda e la nuova Bimota sono in cerca di rilancio, ma nessuna sembra al momento in grado di colmare il vuoto lasciato da Toprak.
Il WSBK nel 2026 rischia di essere meno competitivo senza Toprak Razgatlıoğlu, che rappresentava una variabile imprevedibile capace di sfidare il dominio Ducati anche con una moto meno competitiva. La sua partenza, unita alla difficoltà di BMW nel trovare un sostituto all’altezza e al potenziale consolidamento del vantaggio tecnico di Ducati, potrebbe portare a una stagione dominata da un solo marchio.
Per preservare la competitività, sarebbe cruciale un intervento sui regolamenti per bilanciare le prestazioni tra i costruttori, evitando che il WSBK diventi, come temuto da Toprak, una “Ducati Cup”.
In sintesi, il WSBK senza Toprak sarà probabilmente ancora spettacolare, ma con un livello di competitività ridotto a meno che nuovi talenti o aggiustamenti regolamentari non riescano a colmare il vuoto lasciato dal “Re”.
Ci sarà sempre un ante e post Toprak nella storia del Mondiale Superbike.
©️ Francky Longo
-

Non è mai stato (solo) sport. È narrativa. È spettacolo. È bisogno di una storia da raccontare, che tenga lo spettatore incollato tra un sorpasso e una pubblicità.
Quando Marc Márquez ha cominciato a dominare, c’era un problema: non era italiano… e dominava troppo. Troppo veloce, troppo costante, troppo forte per essere ignorato.Ma troppo scomodo per essere amato, troppo scomodo per essere “venduto” al pubblico.
Serviva un eroe. Un volto buono da opporgli. Un gladiatore da esaltare nel Colosseo del motomondiale.
Prima Valentino Rossi, almeno dopo che è tornato competitivo. Il mito, l’icona, il sole giallo contro il marziano. Una rivalità esplosiva, personale, mediatica. Un dono per qualsiasi emittente: polemiche, tifoserie, ascolti alle stelle. Márquez diventava il cattivo perfetto, e Rossi l’eroe tragico di un ultimo atto da leggenda.
Poi, quando Rossi ha iniziato a perdere smalto, è toccato a Dovizioso. Il pilota operaio, il “ragioniere della velocità”. Non aveva il carisma di Valentino, ma batteva Marc in pista. A suon di staccate e intelligenza.E allora via con i servizi, i focus, le telecamere in casa. “Dovi contro Marc”: l’archetipo del Davide contro Golia.
Dopo Dovi, è arrivato Bagnaia. Il campione “made in Academy”, il volto nuovo, calmo, aziendale, pulito. Il pilota da costruire. Márquez intanto era fermo, infortunato, fuori scena. Ma la narrativa non si ferma: “Pecco è il nuovo punto di riferimento. È lui il numero uno.
È lui l’uomo da battere”.Anche se, realisticamente, nessuno in pista aveva ancora preso il posto del vero nemico: Marc.Perché Marc era assente, a causa del grave infortunio patito.
Ed ecco che la narrativa cambia!”Che bello, vanno tutti forte uguale, quanto è alto il livello di questa MotoGP” Per tre anni di fila il Mondiale si chiude all’ultima gara, a Valencia…
Ed Oggi? Ed Oggi che il cattivo è tornato, che ha chiuso il Mondiale già a metà stagione perché ha in mano la moto più dominante della storia come la mettiamo!?
Mentre la terra della narrazione si sgretola sotto ai piedi, causa la debacle di Francesco Bagnaia che a parità di moto viene surclassato è giunto il momento di Marco Bezzecchi. Simpatico, spontaneo, con l’accento romagnolo e il sorriso facile. SKY lo spinge, lo mette al centro. Perché serve sempre qualcuno da lanciare, da vendere al pubblico come la nuova speranza.
Durerà poco anche lui, giusto il tempo che Jorge Martin, Fabio Quartararo e Pedro Acosta trovino l’attrezzatura adatta al combattimento, vista la “mancanza” di Italiani.Uno dei tre, dal 2027 sarà il prescelto.
Perché la verità è semplice:Márquez è sempre stato il pretesto perfetto.Márquez è grasso che cola.Non il problema. Ma l’alibi narrativo per creare pathos, rivalità, conflitti, share.Un catalizzatore di interesse, attorno a cui costruire l’identità dei nostri.
Il palinsesto non racconta solo la MotoGP. Racconta una guerra tra eroi e cattivi.E per farlo, serve un eroe nazionale o un eroe “amico”, ogni volta che il nemico torna in scena.
Non c’è nulla di nuovo. Solo una vecchia storia con lo stesso cattivo in pista.
Francky Longo