BAGNAIA SMONTA LA FAVOLA DEL “MARC CATTIVO”

Dovremmo rivedere il giudizio su Pecco, specialmente una certa parte di tifo che negli ultimi due anni né ha dette di cotte e di crude “sul lato personale e caratteriale” non sul piano del “Pilota”. Attaccato per “uomo VR46” dagli stessi che quando “vedono giallo” diventano uguali a coloro che “vedono rosso”. Tifosi insomma…


Per anni la MotoGP è stata raccontata come se fosse un film. Da una parte gli eroi, dall’altra il cattivo. E in quel ruolo, quasi sempre, è finito Marc Márquez.

Per una parte del pubblico italiano, Marc è rimasto “quello del 2015”, il pilota spietato, il rivale da fischiare, quello da cui prendere le distanze. Nel frattempo, Francesco Bagnaia è stato spesso etichettato come il perfetto soldato dell’universo VR46, un pilota incapace di uscire dalla narrazione costruita attorno a Valentino Rossi. Eppure, le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Bagnaia raccontano una storia completamente diversa, una storia che mette in discussione anni di stereotipi alimentati più dal tifo che dai fatti.
Tra tutte le sue parole, ce n’è una che dovrebbe far riflettere più di qualsiasi analisi tecnica o discussione da bar: “Molte volte, quando ero in difficoltà, Marc ha cercato di aiutarmi in modo molto positivo“. Non è una frase pronunciata da un giornalista, né un’interpretazione di un tifoso. È Francesco Bagnaia che parla del suo diretto rivale, dell’uomo che nel 2025 lo ha battuto con autorità, che lo ha detronizzato, mandato in esilio. Bagnaia ha spiegato che fin dal primo test i due hanno iniziato a confrontarsi sui dati, sulle soluzioni tecniche e sullo sviluppo della Desmosedici. Ha raccontato che Márquez gli ha perfino suggerito di provare una gomma diversa nei momenti in cui lui faticava maggiormente. Tutto questo all’interno del box Ducati, dove sono in palio un Mondiale, milioni di euro e il prestigio del marchio di Borgo Panigale. Non è esattamente il comportamento del “villain” che molti continuano a descrivere.
Chi immaginava un box spaccato da tensioni continue e guerre psicologiche probabilmente rimarrà deluso. Bagnaia racconta invece una convivenza tecnica di altissimo livello. “Marc è una persona intelligente, abbiamo avuto un bel rapporto da subito”, ha dichiarato, descrivendo un rapporto fondato sul rispetto professionale e sulla volontà reciproca di migliorare la moto. Anzi, Pecco ha sottolineato come osservare i dati di Márquez sia uno stimolo continuo, arrivando ad affermare che “guardo i suoi dati ed è estremamente preciso in quello che fa“. In queste parole non c’è invidia, non c’è rancore e non c’è veleno. C’è la consapevolezza che studiare uno dei piloti più forti della storia della MotoGP renda migliore anche lui. È l’atteggiamento che distingue un campione da chi si limita semplicemente a vincere.
Anche la narrazione costruita attorno a Bagnaia merita di essere rivista. Negli ultimi anni è stato spesso dipinto come il portabandiera del tifo VR46, quasi fosse incapace di prendere una posizione autonoma rispetto a quella dell’ambiente che lo ha cresciuto. Una rappresentazione semplicistica che i fatti smentiscono. Chi segue davvero la MotoGP ricorda perfettamente cosa accadde quando Marc Márquez venne fischiato dal pubblico prima al Mugello e poi a Misano. In entrambe le occasioni Bagnaia fu praticamente l’unico pilota a prendere una posizione netta, condannando quei fischi. Non era obbligato a farlo. Avrebbe potuto cavalcare il consenso del pubblico presente sulle tribune oppure scegliere il silenzio. Ha preferito invece la strada meno comoda, quella del rispetto. Perché tra piloti esiste una cultura che troppo spesso i tifosi dimenticano. Loro sanno cosa significhi rischiare la vita ogni fine settimana a oltre 350 chilometri orari e sanno riconoscere il valore dell’avversario anche quando è il nemico da battere in pista.
Il mondiale 2025 ha raccontato una verità sportiva molto semplice: Marc Márquez è stato superiore. Più veloce, più costante, più efficace. Riconoscerlo non significa sminuire Bagnaia, ma semplicemente guardare ai risultati. Ovviamente a caldo nessuno Pilota è un robot. Pecco spesso ha palesato dubbi sul materiale, sulla moto, infine ha capito che quell’altro ne aveva di più e si è messo l’anima in pace. Anche perché le interviste che cambiavano di settimana in settimana, una volta dicendo l’opposto dell’altra le ricordiamo tutti. Ma io vorrei vedere voi se vi arriva uno nel box che distrugge ogni tua certezza se non perdete le staffe….

Bagnaia ha osservato e ha ammesso pubblicamente di aver imparato guardando il compagno di squadre. Serve molta più forza per dire “sto imparando” che per inventare una scusa. È un gesto che racconta maturità, sicurezza e consapevolezza dei propri limiti, qualità che troppo spesso vengono confuse con debolezza.
Le parole di Bagnaia fanno emergere una contraddizione evidente. Molti tifosi continuano ad alimentare una guerra che i protagonisti hanno ormai superato. Marc Márquez e Francesco Bagnaia sono rivali, durissimi in pista, ma fuori condividono dati, discutono di tecnica e si rispettano come due professionisti che conoscono perfettamente il livello necessario per arrivare al vertice della MotoGP. La rivalità esiste e continuerà a esistere, perché è il motore dello sport e probabilmente le parole di Pecco sono anche figlie di una rivalità che non è mai nettamente sfociata in pista... Ma l’odio, invece, molto spesso vive soltanto sui social, dove ogni gesto viene deformato per alimentare tifoserie contrapposte.

La cosa più brutta è stato “osservare” come tanti l’abbiamo abbandonato. Tra quei tanti ci metto telecronisti, youtuber, tifosi. Tutti.


Forse è arrivato il momento di accettare una verità che molti non vogliono sentire. Marc Márquez non è il cattivo della MotoGP e Francesco Bagnaia non è il soldatino di nessuno. Sono due campioni che si rispettano, imparano l’uno dall’altro e cercano ogni fine settimana di battere il migliore. È questa la vera essenza dello sport ad altissimo livello: competizione feroce quando si abbassa la visiera, rispetto assoluto quando il casco viene tolto. Tutto il resto appartiene alle narrazioni costruite fuori dalla pista da certe frange di tifosi, che cercano costantemente il consenso dalla fazione di appartenenza. Entrambe non fanno bene al Motorsport.

Francky

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