DA -102 A ZERO. MAI SMESSO DI CREDERCI.

DA -102 A ZERO: IL MONDIALE CHE DUCATI NON HA MAI SMESSO DI CREDERE DI POTER VINCERE

Ci sono momenti, nello sport, in cui una classifica sembra avere il peso di una sentenza. Dopo il Mugello, il campionato sembrava raccontare una storia già scritta. Marc Márquez era lontano, lontanissimo: 102 punti da recuperare. Aprilia sembrava avere trovato la chiave del campionato, Ducati attraversava una fase nella quale ogni risposta sembrava arrivare troppo lentamente e quella distanza, scritta in fondo a una classifica, sembrava quasi impossibile da colmare. Oggi, a Misano, quei 102 punti non esistono più. Marc è tornato lì dove Ducati voleva riportarlo, in testa al campionato a pari punti, mentre la Casa di Borgo Panigale si è ripresa anche la leadership nel Mondiale Costruttori. E allora la domanda diventa inevitabile: come si passa da -102 a zero senza perdere la testa? Gigi Dall’Igna ha una risposta che racconta molto più della semplice rimonta di una squadra: «Io non ho mai smesso di crederci. Non ho mai smesso di spingere tutto il team a crederci». In quelle parole c’è forse la fotografia più autentica della stagione Ducati, perché quando il distacco sembrava raccontare una verità definitiva, a Borgo Panigale nessuno ha deciso che quella verità fosse necessariamente quella finale. Claudio Domenicali ha raccontato che dopo le prime tre gare Aprilia sembrava nettamente superiore e che Ducati sapeva di trovarsi in una situazione particolare, ma proprio per questo il tempo avrebbe potuto giocare a suo favore. La scelta è stata quella di rimanere calmi, concentrati, migliorare senza fare troppo rumore. È una frase che, riletta oggi, assume un peso enorme. Perché quando sei abituato a vincere e improvvisamente scopri che qualcuno ha costruito qualcosa di migliore, la tentazione è quella di reagire immediatamente, di forzare lo sviluppo, di cercare una soluzione definitiva nel giro di una domenica. Ducati ha fatto l’opposto: ha lavorato. Ha aspettato. Ha corretto. Ha continuato a spingere mentre intorno cresceva la sensazione che il campionato potesse sfuggirle. E nel frattempo Marc Márquez ha fatto la cosa forse più difficile per un pilota della sua natura: ha saputo trasformare la necessità di recuperare in una questione di lucidità. Perché recuperare 102 punti non significa necessariamente vincere ogni gara. Significa soprattutto non sprecare quelle che non puoi vincere. Significa sapere quando attaccare e quando accontentarsi. Significa restare dentro il campionato anche quando la domenica non ti consegna il risultato che volevi. Marc lo ha fatto e Ducati ha costruito intorno a questa capacità una rimonta che oggi sembra quasi naturale, ma che naturale non è stata affatto. Perché dietro quel numero, -102, ci sono gare, cadute, problemi, sviluppo tecnico, pressione e soprattutto la capacità di una squadra di non trasformare una difficoltà in una crisi. Dall’Igna, però, non vuole che questa storia venga raccontata come se il Mondiale fosse diventato semplicemente una questione privata tra Marc e il resto della griglia. Quando gli viene chiesto se non sia preoccupante avere un Bagnaia in difficoltà e una serie di piloti non sempre costanti, risponde ammettendo senza girarci intorno che su Pecco Ducati è in difficoltà, ma ricorda immediatamente che Fabio Di Giannantonio, oggi fermato da un problema tecnico al freno anteriore, aveva il passo ed era soddisfatto della moto, che Alex Marquez ha appena disputato una gara straordinaria e che anche Fermin Aldeguer ha dimostrato di essere ancora della partita. È una risposta che contiene una precisa filosofia: Ducati non vuole dipendere da un solo uomo. Anche se, guardando quello che sta accadendo, sarebbe ipocrita negare che oggi il numero 93 rappresenti la carta più pesante nelle mani di Borgo Panigale. Marc è il pilota che sta trasformando una rimonta in una possibilità concreta di titolo e lo sta facendo mentre Ducati continua a lavorare anche su problemi tecnici che potrebbero diventare determinanti nella parte finale della stagione. Dall’Igna ha infatti ammesso che la carcassa più rigida può rappresentare un elemento sfavorevole per la Desmosedici, perché Ducati tende a soffrire più di altri quando viene a mancare il grip al posteriore. Non è una dichiarazione drammatica, ma è una concessione importante: il problema esiste e dovrà essere gestito. Da qui a Valencia ci saranno piste sulle quali Marc ha pochi riferimenti recenti, ci sarà una gomma che, in alcuni circuiti, potrebbe modificare alcuni equilibri e ci saranno avversari pronti ad approfittare di ogni minima esitazione. E proprio sulla questione delle piste che Márquez non ha affrontato l’anno scorso, Dall’Igna appare sorprendentemente tranquillo: l’esperienza di Marc, secondo lui, è sufficiente per compensare quella mancanza di riferimenti. È un’altra tessera che compone il mosaico di questa rimonta, perché Marc non porta soltanto velocità alla Ducati, porta anche una capacità di leggere le situazioni che può diventare decisiva quando il campionato entra nella sua fase più delicata. Eppure, nonostante il vantaggio ritrovato, nessuno a Borgo Panigale sembra disposto a pronunciare la parola “finito”. Domenicali ricorda che il Mondiale finisce a Valencia e che mancano ancora sette gare. Dall’Igna ripete che tutti i piloti matematicamente in lotta devono essere considerati competitor e che per battere un avversario bisogna prima di tutto rispettarlo. È una frase che va oltre la semplice diplomazia da intervista, perché racconta il modo in cui Ducati sta affrontando questa fase del campionato. Non sottovalutare nessuno. Non dare nulla per scontato. Non trasformare un vantaggio in presunzione. E soprattutto non commettere errori. Perché adesso la situazione è completamente diversa rispetto al Mugello. Allora Ducati doveva recuperare. Oggi deve difendere. E difendere un Mondiale può essere psicologicamente molto più difficile che inseguirlo. Quando sei a -102, ogni punto guadagnato è una conquista. Quando sei davanti, ogni punto perso sembra una minaccia. È qui che la frase di Dall’Igna assume il suo significato più profondo: «Non ho mai smesso di crederci». Non significa che Ducati fosse certa di vincere. Significa che non ha mai accettato l’idea di aver già perso. Ed è una differenza enorme. Perché nello sport la distanza tra una sconfitta annunciata e una rimonta storica passa spesso dalla capacità di continuare a lavorare quando la classifica suggerisce di arrendersi. Centodue punti sono diventati zero. Non grazie a una singola gara, non grazie a un colpo di fortuna, ma attraverso una sequenza di domeniche nelle quali Ducati ha lentamente ridotto quella distanza mentre Marc continuava a rimanere aggrappato al campionato. Oggi Misano restituisce un’immagine completamente diversa da quella del Mugello. Marc non è più l’uomo che deve inseguire. È l’uomo che gli altri devono fermare. Ducati non è più la squadra che cerca disperatamente una risposta. È la Casa che guida il Costruttori e che ha riportato il proprio pilota al vertice della classifica. Ma proprio quando il quadro sembra finalmente sorridere, Ducati sceglie di non festeggiare. Perché la matematica non ha ancora pronunciato la sua ultima parola. Mancano sette gare. Un terzo di stagione è ancora davanti. Ci sono piste, gomme, condizioni e avversari che possono cambiare ancora il volto di questo campionato. E forse è proprio questa la lezione più interessante che arriva dalle parole di Dall’Igna e Domenicali: non hanno mai avuto bisogno di raccontare che il Mondiale fosse già loro. Hanno avuto bisogno di convincere il proprio gruppo che fosse ancora possibile. Il resto lo ha fatto la pista. Dopo il Mugello, quei 102 punti sembravano una montagna. Oggi sono soltanto una cifra nella memoria di una stagione che ha deciso di non rispettare le previsioni. Marc Márquez è tornato a zero, ma quel numero non significa che tutto sia ricominciato da capo. Significa che dopo essere stato a 102 punti di distanza è riuscito a cancellare ogni centimetro di quella strada. Adesso non c’è più nulla da recuperare. C’è tutto da difendere. E forse è proprio qui che comincia la parte più difficile della storia. Perché il Re non deve più inseguire nessuno. Da oggi, sono gli altri a dover trovare il modo di fermarlo.

©️ Francky Longo

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