PENALITÀ IN GRIGLIA SE NON FAI LO SHOWMAN. È LA STRADA GIUSTA!?

MOTOGP, PILOTI PUNITI PERCHÉ NON FANNO GLI ATTORI. FINO ALLA PENALITÀ IN GRIGLIA!

La MotoGP ha deciso di imboccare una strada pericolosa: trasformare gli impegni promozionali in un obbligo il cui mancato rispetto può arrivare a condizionare direttamente il risultato sportivo. E il messaggio è chiarissimo: puoi avere una gara da preparare, un corpo da recuperare e un campionato da giocarti, ma se non partecipi allo spettacolo che ti viene imposto, rischi di pagare anche in pista.

Ecco la procedura delle sanzioni progressive:

1️⃣ Prima infrazione: richiamo ufficiale.

2️⃣ Seconda infrazione: multa di 5.000 euro.

3️⃣ Terza infrazione: multa di 10.000 euro.

4️⃣ Quarta infrazione: multa di 15.000 euro e richiamo dei commissari.

5️⃣ Quinta infrazione: penalizzazione con sottrazione di tempo da una sessione di prove.

6️⃣ Sesta infrazione: penalità sulla griglia di partenza.

Avete letto bene. Si può arrivare a compromettere la posizione di partenza di un pilota per il mancato rispetto di un impegno promozionale.

E QUI SI SUPERA IL LIMITE.

Nessuno mette in discussione l’importanza degli sponsor. Nessuno nega che la MotoGP sia anche un prodotto commerciale. Le squadre investono, gli organizzatori vendono lo spettacolo, i partner finanziano il campionato e i tifosi meritano rispetto.

Ma c’è una differenza enorme tra pretendere professionalità e trasformare il pilota in un dipendente dello spettacolo a disposizione permanente del marketing.

Il pilota non è un attore ingaggiato per recitare una parte. È un atleta che rischia la propria incolumità a oltre 350 km/h, che deve preparare la moto, gestire le gomme, studiare il circuito, recuperare fisicamente e arrivare alla domenica nelle migliori condizioni possibili.

E quando è infortunato? Quando ha bisogno di riposo? Quando deve concentrarsi su una gara che può decidere un mondiale?

Davvero pensiamo che ogni esigenza sportiva debba passare in secondo piano davanti a un evento promozionale?

Il caso di Marc Márquez in Giappone ha acceso la discussione proprio su questo punto: il pilota non partecipò all’attività promozionale con i kart, spiegando di aver bisogno di applicare ghiaccio alla spalla infortunata e di preservare le energie. La questione non è stabilire che un campione debba essere esentato da ogni obbligo. La questione è capire se sia ragionevole trattare un’assenza promozionale come una colpa da punire progressivamente fino a interferire con la competizione.

La penalità in griglia è il punto più grave.

Una sanzione sportiva dovrebbe tutelare la correttezza della competizione. Se un pilota infrange il regolamento in pista, è giusto che venga giudicato e, quando necessario, penalizzato. Ma se il problema nasce da un’attività promozionale, perché la conseguenza dovrebbe arrivare fino alla griglia di partenza?

Qual è il nesso tra non partecipare a un evento commerciale e meritare una penalizzazione nella competizione?

La griglia deve essere determinata dai risultati sportivi e dalle infrazioni che riguardano la competizione, non diventare uno strumento di pressione per garantire la presenza a un appuntamento promozionale.

E attenzione: non si tratta di giustificare qualsiasi comportamento dei piloti. Gli impegni concordati vanno rispettati. Le assenze ingiustificate possono avere conseguenze contrattuali ed economiche. Ma esistono le multe, le procedure disciplinari e le valutazioni caso per caso. Arrivare a condizionare la gara significa oltrepassare una linea che dovrebbe rimanere invalicabile.

Il rischio è quello di creare un precedente: oggi un evento promozionale, domani un’altra presenza obbligatoria, dopodomani una nuova sanzione. E intanto il confine tra sport e intrattenimento commerciale si sposta sempre più a favore del secondo.

La MotoGP dovrebbe chiedersi come rendere il campionato più competitivo, come proteggere i piloti, come migliorare lo spettacolo in pista e come garantire regole sportive credibili.

Non come rendere più difficile dire di no a un impegno promozionale.

Perché il pubblico paga per vedere i piloti correre. Li segue per i sorpassi, per i duelli, per il coraggio e per la capacità di spingersi oltre il limite in pista. Non per assistere a una gara il cui risultato può essere condizionato da un’assenza davanti alle telecamere.

Gli sponsor finanziano la MotoGP. Ma non sono loro a dover decidere chi parte più avanti.

Il marketing deve sostenere lo sport, non trasformarsi in un potere capace di interferire con esso.

Se un pilota non rispetta un obbligo promozionale senza giustificazione, si applichino sanzioni proporzionate e trasparenti. Ma la griglia di partenza deve restare il territorio della competizione.

Perché c’è una differenza fondamentale tra essere professionisti e diventare ostaggi del proprio ruolo commerciale.

I PILOTI SONO PAGATI PER CORRERE. NON PER ESSERE COMPARSE.

E se per vendere meglio lo spettacolo siamo disposti a compromettere persino l’autonomia sportiva di chi lo rende possibile, allora il problema non è il pilota che salta un evento.

IL PROBLEMA È UN SISTEMA CHE RISCHIA DI DIMENTICARE COSA DOVREBBE PROTEGGERE: LE CORSE.

#MotoGP #PorFueraGP

Posted in

Rispondi