Definire CFMoto semplicemente un costruttore cinese è ormai riduttivo. La casa di Hangzhou ha un obiettivo molto chiaro: diventare un protagonista assoluto del motociclismo mondiale, sedendosi allo stesso tavolo di colossi come BMW, KTM e Ducati. Per riuscirci non sta seguendo la strada del semplice contenimento dei costi, ma quella dell’acquisizione di competenze e del trasferimento tecnologico.
Il cuore di questa strategia è in Italia. A Rimini ha sede Modena40, il centro europeo di ricerca, sviluppo e design di CFMoto, guidato da Carles Solsona, designer formatosi tra Aprilia, Benelli, Ducati e MV Agusta. Qui non si disegnano soltanto le linee delle moto: vengono sviluppati concept, ciclistica, ergonomia e soluzioni ingegneristiche destinate ai mercati internazionali. In altre parole, una parte fondamentale del DNA tecnico delle future CFMoto nasce in Italia.
Secondo Solsona, uno dei maggiori punti di forza di CFMoto è proprio la mentalità. L’azienda è estremamente aperta al confronto internazionale: molti dirigenti e responsabili dello sviluppo hanno maturato esperienze professionali in Europa e negli Stati Uniti. Questo si traduce in un approccio pragmatico, flessibile e privo di dogmi progettuali, capace di adattarsi rapidamente alle nuove esigenze senza i vincoli tipici delle organizzazioni più rigide.
La stessa filosofia emerge dalle più recenti operazioni industriali. L’acquisizione del 51% di Kalex, azienda tedesca leader nella progettazione dei telai della Moto2 e presente anche in Moto3 e MotoGP, offre a CFMoto un accesso diretto a competenze di altissimo livello nella progettazione delle ciclistiche ad alte prestazioni e nel trasferimento della tecnologia dalle competizioni alla produzione di serie.
Anche la scelta dei fornitori parla la stessa lingua. Per gli impianti frenanti CFMoto ha stretto un accordo con Brembo, gruppo che comprende anche Öhlins per le sospensioni e Marchesini per i cerchi, mentre per gli scarichi si affida ad Akrapovič, uno dei riferimenti mondiali per gli impianti ad alte prestazioni.
A questo punto viene spontaneo chiedersi: cosa rimane realmente di cinese sotto il profilo tecnico? Se progettazione, ricerca e sviluppo sono italiani, il know-how della ciclistica arriva dalla Germania, i freni da Brembo, le sospensioni da Öhlins, i cerchi da Marchesini e gli scarichi da Akrapovič, la risposta è semplice: molto meno di quanto si possa immaginare.
Tra tutti i costruttori cinesi, CFMoto è probabilmente quello che ha sposato con maggiore convinzione un modello di sviluppo europeo. L’obiettivo non è più soltanto costruire motociclette dal buon rapporto qualità-prezzo, ma realizzare prodotti in grado di competere con i migliori marchi del pianeta.
E allora la domanda sorge spontanea: arriverà una superbike stradale con telaio Kalex derivato dalla Moto2, impianto frenante Brembo, sospensioni Öhlins, cerchi Marchesini e scarico completo Akrapovič in titanio, progettata e sviluppata in Italia sotto il marchio CFMoto?
Se questa è la direzione intrapresa, il passo successivo appare quasi inevitabile: l’ingresso in MotoGP. La classe regina rappresenterebbe il banco di prova definitivo per mettere a frutto tutto il know-how accumulato e accelerare ulteriormente lo sviluppo tecnologico. Considerando gli investimenti effettuati, le competenze acquisite e la mentalità sempre più europea che caratterizza il marchio, immaginare CFMoto protagonista nella lotta per vittorie e titoli mondiali, sia in Superbike sia in MotoGP, non è più fantascienza. È un progetto che, giorno dopo giorno, sta assumendo contorni sempre più concreti.
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