Tutte le cose hanno un inizio e tutte, prima o poi, hanno una fine. Noi abbiamo avuto la fortuna di assistere a uno dei domini tecnici più impressionanti della storia del Motomondiale, come chi prima di noi ha vissuto l’epoca della MV Agusta, della NSR500 o della RC211V. La nostra epoca ha avuto un nome: Ducati Desmosedici.
La GP24 è stata probabilmente la massima espressione di un progetto tecnico straordinario, una moto capace di trasformare la vittoria in una consuetudine e il dominio in una normalità quasi inquietante. La GP25 ne ha raccolto l’eredità, portando Marc Márquez alla conquista del Mondiale, mentre la GP26 ha iniziato a mostrare i primi segnali di un ciclo che inevitabilmente sta cambiando.
I numeri, però, resteranno. Dal 2022 Ducati ha conquistato quattro Mondiali piloti consecutivi e sei Mondiali Costruttori consecutivi. Anni nei quali la Desmosedici è stata il riferimento della MotoGP, costringendo tutti gli altri a rincorrere, studiare e cercare di colmare un divario che sembrava infinito.
Ora Aprilia ha finalmente ridotto quella distanza. Ha lavorato sull’aerodinamica, sull’elettronica e sulla ciclistica, fino a mettere in discussione la supremazia Ducati. Ma raggiungere un dominio e costruirne uno sono due cose completamente diverse.
Forse stiamo assistendo agli ultimi capitoli della storia di questa Desmosedici. E quando il sipario calerà definitivamente, ci renderemo conto di aver visto qualcosa che non capita spesso nella vita sportiva: un’intera generazione di MotoGP costruita attorno alla necessità di battere una sola moto.
La Desmosedici non è ancora storia…
Ma lo è già diventata.
Francky

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