MOTOGP 850 – PILOTI PIÙ LONGEVI!?

Pochi, anzi pochissimi sono rimasti competitivi dopo i 30 anni in MotoGP. Con queste MotoGP soltanto uno ha vinto un titolo Mondiale dopo i 30, pochi rimangono competitivi anche sulla singola gara. Johan Zarco (36) vinse lo scorso a LeMans. Gli altri ultra “30enni” sono Marc Marquez (33), Vinales (31), Rins (31), Morbidelli (32) e Binder (31) . Gli ultimi 4, non è un caso, saranno fuori dalla MotoGP a fine anno, probabilmente anche Zarco. Tutto ciò mi fa pensare…

Le parole di Pol Espargaró sul passaggio dalla MotoGP 1000 alle nuove 850 meritano di essere ascoltate con attenzione.
Perché dietro la differenza di prestazioni c’è qualcosa di molto più importante della semplice velocità.
La facilità di guida.

La 1000 moderna è una macchina estremamente sofisticata, potentissima e fisicamente devastante. Frenate violentissime, accelerazioni brutali, carichi enormi e una gestione della gomma che obbliga il pilota a essere costantemente al limite.
La 850 cambia il rapporto tra uomo e macchina.

Meno potenza significa meno inerzia da controllare, meno violenza nelle accelerazioni, una moto potenzialmente più gestibile e, soprattutto, un carico fisico inferiore durante un’intera gara.

Pol lo ha spiegato in maniera molto semplice: dopo essere tornato sulla 1000, provenendo dalla 850, si è sentito quasi un debuttante. Non perché avesse dimenticato come si guida una MotoGP, ma perché il modo di guidarla cambia radicalmente.

Ed è qui che si apre una prospettiva interessante.
Se le 850 saranno realmente più facili da gestire fisicamente, potrebbero allungare la carriera dei piloti.

Un pilota di 35 anni potrebbe non essere più necessariamente penalizzato rispetto a un ventenne soltanto perché il suo corpo recupera più lentamente. Un campione esperto potrebbe continuare a competere ad altissimo livello per più tempo, perché la moto gli chiederà meno di quello che oggi chiede alla sua fisicità.

Non significa che le 850 saranno facili.
Saranno comunque MotoGP.

Ma potrebbero riportare una parte del risultato dalla forza fisica pura alla capacità di interpretare la moto, leggere la gara, gestire il pneumatico e trovare il limite.

E forse è proprio questo il cambiamento più interessante del 2027.
Non una MotoGP più lenta.
Una MotoGP che potrebbe permettere al pilota di essere ancora protagonista per più anni.

Perché una carriera non dovrebbe finire necessariamente quando il corpo non riesce più a sopportare una macchina da guerra.

Forse, con le 850, tornerà a contare un po’ di più anche il vecchio mestiere del pilota.
E questo potrebbe regalarci campioni competitivi molto più a lungo.

Francky

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